I droni Shahed cercano la difesa aerea mobile ucraina: le perdite raggiungono il punto di rottura
Lo scenario operativo in Ucraina evidenzia una rilevante inversione tattica, caratterizzata dal progressivo reindirizzamento delle munizioni circuitanti russe della serie Shahed dagli obiettivi infrastrutturali al contrasto attivo delle unità mobili di difesa aerea responsabili del loro elevato tasso di attrito. Questa evoluzione dottrinale riflette una crisis sistemica nella sostenibilità delle operazioni di attacco russe, i cui volumi di perdita hanno raggiunto soglie non più tollerabili. Il dispositivo difensivo ucraino si articola su oltre novecento moduli di imboscata decentrati e ad alta mobilità che, impiegando piattaforme leggere dotate di sistemi cinetici, ottiche termiche e reti di allarme preventivo, effettuano fino al cinquantacinque percento delle intercettazioni complessive. Il tentativo russo di riconvertire tali vettori in assetti da ricognizione e attacco comporta severi compromessi tecnologici, poiché l'assenza di sensori di acquisizione autonoma impone una guida manuale vulnerabile alle contromisure elettroniche. Di contro, l'Ucraina sta mitigando tale minaccia integrando stazioni d'arma automatizzate asservite all'intelligenza artificiale, come il sistema Sky Sentinel, ottimizzando la precisione cinetica e riducendo l'esposizione del personale.

0 Commenti