Oggi ci sono aggiornamenti interessanti dall’Ucraina.
Qui, per la prima volta, il numero delle perdite russe supera quello dei reclutati, quindi l’esercito russo cerca disperatamente nuove fonti di manodopera sacrificabile. Ora i reclutatori russi hanno rivolto la loro attenzione all’Africa, pronti a convincere nuovi coscritti a rischiare la vita in una guerra straniera.

Le prove sul campo provenienti da tutta l’Ucraina indicano sempre più un forte aumento di combattenti africani presenti tra le fila russe, catturati o uccisi non in episodi isolati, ma lungo molteplici fronti ampiamente separati. Questo schema suggerisce uno sforzo di reclutamento deliberato e organizzato piuttosto che casi isolati casuali. La tendenza è diventata visibile grazie a un flusso costante di filmati di combattimento e interrogatori di prigionieri rilasciati dalle unità ucraine che operano a centinaia di chilometri di distanza l’una dall’altra.

Vicino a Vovchansk, le forze di difesa territoriale ucraine hanno recentemente respinto un assalto russo e catturato un gruppo di soldati nemici che includeva un mercenario africano. Nei dintorni di Kupiansk, i filmati dei droni FPV ucraini hanno documentato un recluta africano che combatteva nelle formazioni russe ed è stato colpito durante un ingaggio. Non si è trattato di un’anomalia, poiché diversi clip dallo stesso asse mostravano altri soldati africani operare insieme alle truppe russe, confermando l’uso ripetuto di manodopera straniera nella zona.

Lo stesso schema è emerso nei pressi di Liman, dove gli operatori di droni ucraini hanno segnalato un aumento evidente di mercenari africani al servizio della Russia. In un episodio registrato, un attacco di droni ha ferito un combattente africano, che si è sentito implorare in inglese stentato di evacuazione via radio. Il comando russo non ha mai risposto e nessun soccorso medico è arrivato, mostrando l’atteggiamento generale dei russi verso chi si unisce al loro esercito da lontano. Ulteriori filmati dalla direzione di Liman hanno poi mostrato altri due mercenari africani eliminati da attacchi di droni ucraini; le ispezioni successive hanno confermato che erano senza equipaggiamento reale, indossando solo abiti tattici cinesi economici, rafforzando l’impressione che questi reclute fossero inviati in missioni suicide.

Più a sud, nella direzione di Pokrovsk, il Regimento Skala dell’Ucraina ha pubblicato filmati di due soldati africani catturati mentre combattevano per le forze russe. I loro interrogatori hanno confermato che erano stati reclutati all’estero e rapidamente inviati al fronte, senza adeguata preparazione. Un altro caso significativo è giunto dalla direzione di Zaporizhia, dove i combattenti della Legione Libertà della Russia hanno catturato un cittadino nigeriano che studiava a Mosca. Ha dichiarato di essere stato reclutato con la forza e di aver prestato servizio per cinque mesi nell’esercito russo prima di essere fatto prigioniero di guerra.

Il simbolismo dell’ultimo caso è evidente: russi etnici che cercano di rovesciare il Cremlino combattono dalla parte dell’Ucraina, mentre lo Stato russo riempie le proprie fila con stranieri costretti o ingannati.

Il fatto che i combattenti africani compaiano contemporaneamente in tutti i settori del fronte indica fortemente un canale di reclutamento coordinato e non una coincidenza. Questo è stato confermato dai recenti sviluppi in Sudafrica, dove le autorità hanno arrestato cinque sospetti in cinque giorni con accuse legate al reclutamento di uomini per il servizio militare russo. Le indagini hanno rivelato che i reclutati sudafricani e botswani sono stati attratti con la scusa di formazione per la sicurezza e la protezione delle retrovie, per poi essere trasportati in Russia e costretti a combattere in Ucraina. Alcuni non sono mai tornati, e gli arresti confermano che lo sforzo di reclutamento russo si estende ben oltre i suoi confini, mirando attivamente a popolazioni vulnerabili con promesse di denaro veloce o permessi di studio e lavoro.

Il ricorso della Russia a manodopera straniera riflette un esaurimento politico e demografico interno, il che significa che il governo non può rischiare un’altra mobilitazione di massa senza provocare reazioni interne. Anni di bassi tassi di natalità, emigrazione e perdite catastrofiche in guerra hanno svuotato il bacino di reclute disponibili, mentre i combattenti africani, spesso provenienti da ambienti poveri, sono trattati come pedine sacrificabili.


Ricevono una formazione minima, equipaggiamento amatoriale e quasi nessuna integrazione nelle strutture di comando russe. Barriere linguistiche e isolamento li rendono facili da sfruttare in assalti ad alto rischio, e quando vengono feriti, spesso vengono abbandonati.


Nel complesso, la dipendenza russa da carne da cannone importata non risolve la crisi di manodopera, ma la peggiora. Le elevate perdite tra i reclutati stranieri costringono Mosca a espandere ulteriormente il reclutamento all’estero, approfondendo la sua dipendenza dall’inganno e dalla coercizione. La crescente presenza di combattenti africani sui campi di battaglia ucraini non è un segno di forza o portata globale, ma di disperazione. È una prova chiara che la macchina bellica russa sta consumando vite umane più velocemente di quanto la società possa rimpiazzarle, e che anche questa soluzione tragica si sta rivelando insostenibile.


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