Studenti serbi sconfiggono l'ultimo alleato europeo della Russia dopo anni di proteste

Nov 1, 2026
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Le elezioni parlamentari serbe del venticinque ottobre hanno posto fine al predominio politico di Vučić, con la Lista Studentesca che ha conquistato oltre il cinquantadue percento dei voti e si è assicurata centotrentanove dei duecentocinquanta seggi dell'Assemblea Nazionale. La coalizione Serbia Unita di Vučić ha ottenuto circa il trentanove percento, mentre i socialisti sono scesi al di sotto della soglia di sbarramento.

L'affluenza ha superato il sessantotto percento, conferendo al risultato un forte mandato popolare. Il movimento guidato dagli studenti ha trasformato una protesta contro la corruzione e il potere radicato in una maggioranza elettorale, scalzando il blocco politico che domina la Serbia dal duemiladodici. La sua vittoria taglia inoltre fuori gran parte dell'opposizione tradizionale, posizionando la Lista Studentesca come principale forza di governo del Paese. Con centotrentanove seggi su duecentocinquanta, la Lista Studentesca può formare un esecutivo in autonomia e approvare la legislazione ordinaria a maggioranza dei deputati votanti, a condizione che sia presente il numero legale, mentre decisioni come il bilancio richiedono almeno centoventisei voti e le modifiche costituzionali la maggioranza dei due terzi. Le riforme costituzionali che incidono su specifici temi fondamentali richiedono altresì un referendum. Il risultato offre pertanto alla nuova leadership ampi margini per ridefinire l'azione di governo, ma non un potere illimitato per riscrivere l'architettura politica della Serbia.

Il nodo geopolitico centrale consiste nello stabilire se la Serbia si avvicinerà ora all'Occidente e su quali dossier. Un avvicendamento governativo apre una finestra di opportunità per azzerare le tensioni e rilanciare i rapporti con Bruxelles e Washington, pur non traducendosi automaticamente in un riallineamento strategico. La Lista Studentesca sostiene il rafforzamento delle relazioni con i Paesi europei e gli Stati Uniti, preservando al contempo la neutralità militare della Serbia e mantenendo il partenariato con la Federazione Russa. L'opportunità più immediata risiede nel percorso di adesione all'Unione Europea. Bruxelles ha subordinato i progressi negoziali all'indipendenza della magistratura, alla libertà d'informazione e all'allineamento alla politica estera comunitaria, incluse le sanzioni contro Mosca.

L'attuazione di riforme istituzionali credibili potrebbe riaprire i negoziati rimasti congelati sotto la gestione Vučić. Tuttavia, la Lista Studentesca si oppone all'imposizione di sanzioni alla Russia, ponendo un argine ai margini di tale riavvicinamento. Belgrado rimane inoltre vulnerabile sul piano energetico, poiché le sanzioni statunitensi gravanti sulla NIS, di proprieta russa, mantengono il Paese dipendente da deroghe temporanee concesse da Washington per l'importazione di greggio, in attesa di una cessione delle quote da parte di Mosca. Al contempo, il rifiuto della Lista Studentesca di riconoscere l'indipendenza del Kosovo si scontra con la richiesta dell'UE di normalizzare i rapporti con Pristina. L'esito più probabile non sarà pertanto un lineare allineamento euro-atlantico, bensì una frizione costante tra riavvicinamento istituzionale e continuismo geopolitico.

La sfida interna immediata consiste nella capacità della Lista Studentesca di convertire il mandato anticorruzione in una trasformazione istituzionale irreversibile. Il movimento è nato sull'onda delle proteste scaturite dal tragico crollo della pensilina della stazione ferroviaria di Novi Sad nel novembre del duemilaventiquattro, costato la vita a sedici persone. La campagna elettorale si è imperniata sui temi della responsabilità politica e della restituzione di autonomia alle istituzioni statali. Forte di una maggioranza parlamentare, la compagine potrà varare riforme normative e avviare inchieste sulla gestione dei governi precedenti, sebbene lo smantellamento delle radicate reti di clientelismo si annunci assai complesso.

La natura decentralizzata del movimento solleva inoltre interrogativi sulla sua tenuta interna all'atto di assumere decisioni di governo complesse. Tali dinamiche interne potrebbero riverberarsi sugli equilibri regionali nei Balcani occidentali. L'esecutivo guidato da Vučić coniugava frequentemente la cooperazione di facciata con le istituzioni occidentali a posizioni nazionaliste sul dossier kosovaro e a legami stretti con Mosca. Un governo caratterizzato da maggiore trasparenza e accountability potrebbe favorire la cooperazione con l'Unione Europea e con il Montenegro. Ciononostante, il contenzioso con il Kosovo rimarrà profondamente taciuto e irrisolto, mentre il sostegno politico ai leader serbo-bosniaci rischia di alimentare tensioni ricorrenti con la Bosnia-Erzegovina. La Serbia potrebbe dunque accreditarsi come un interlocutore più affidabile per Bruxelles senza per questo rinunciare ai capisaldi che alimentano le principali controversie regionali.

Nel complesso, l'esito elettorale ridefinisce le modalità di gestione del potere in Serbia più che determinare un'immediata riconsiderazione delle alleanze estere del Paese. Istituzioni più solide, una maggiore libertà dei media e controlli rigorosi sugli appalti pubblici potrebbero rendere Belgrado un partner più affidabile per l'Unione Europea, erodendo al contempo le reti relazionali informali di cui la Russia si è avvalsa per preservare la propria influenza durante l'era Vučić. Tuttavia, il dogma della neutralità militare, la dipendenza energetica da Mosca e la vertenza sul Kosovo impongono alla Serbia di proseguire nella sua tradizionale traiettoria di bilanciamento diplomatico anziché compiere una brusca virata occidentale. Qualora l'Unione Europea decidesse di premiare tali riforme con un avanzamento tangibile nel processo di integrazione, la Serbia potrebbe progressivamente riorientarsi verso l'Euro-atlantismo; in difetto di tali incentivi, il nuovo governo rischia di perpetuare i medesimi equilibri di politica estera.

05:45

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