Oggi giungono notizie d'interesse dal settore operativo di Lyman.
In questo quadrante, il Terzo Corpo d'Armata ucraino ha impiegato una serie di tattiche d'ingaggio non convenzionali nei pressi di Lyman, tra le quali spicca la trasformazione di un veicolo blindato per il trasporto truppe obsoleto in un imponente sistema terrestre radiocomandato a guida remota in configurazione kamikaze, utilizzato per neutralizzare un punto di forza russo che sbarrava l'avanzata delle forze di Kiev verso Nove.
Il mezzo prescelto è stato un BTR-60 in dotazione alla Terza Brigata d'Assalto Autonoma: una piattaforma datata, danneggiata e non più idonea all'impiego operativo ordinario, ma ancora perfettamente marciante. Anziché rottamare il veicolo, i reparti del genio ucraino vi hanno installato sensori ottici e un sistema di pilotaggio a distanza, stivando nel vano da combattimento un ingente carico di esplosivo per trasformare il blindato in un drone terrestre suicida ad altissimo potenziale.

L'obiettivo era rappresentato da una posizione fortificata russa che interdiceva la contemporanea manovra d'assalto ucraina contro l'abitato di Nove. Trattandosi di appostamenti sotterranei e rifugi protetti, l'impiego di piccoli droni terrestri kamikaze o di droni bombardieri avrebbe garantito soltanto una neutralizzazione parziale della struttura, imponendo alla componente ucraina il ricorso a una massa di scoppio di ben altra portata.
Le dimensioni del BTR-60 hanno fornito la soluzione ottimale: l'ampia volumetria interna ha consentito ai tecnici di stivare una quantità di carica esplosiva nettamente superiore a quella trasportabile da qualsiasi drone terrestre di classe leggera o media, mentre la blindatura residua e le capacità fuoristrada del telaio hanno massimizzato le probabilità di superare il fuoco di sbarramento e raggiungere l'obiettivo. Un drone da ricognizione ad ala rotante, in sorvolo sulla direttrice d'attacco, ha garantito il monitoraggio e la correzione di rotta in tempo reale fino all'impatto.

Il pilotaggio a distanza ha evitato l'esposizione di equipaggi ucraini a una missione priva di opzioni di rientro. Giunto a ridosso del punto di forza avversario, il BTR è stato fatto detonare, generando un'onda d'urto ed effetti di distruzione paragonabili a quelli di una bomba guidata del tipo KAB. L'azzeramento della posizione fortificata ha conseguentemente consentito ai reparti d'assalto ucraini di proseguire l'avanzata su Nove senza incontrare ulteriore resistenza.
Inoltre, nell'ambito dell'Operazione Vivaldi, l'unità droni NC-13 ha testato soluzioni avanzate equipaggiando robot terrestri kamikaze di dimensioni ridotte con due lanciagranate monouso tipo Bullspike. Questi droni tattici sono stati infiltrati oltre le linee russe a bordo di una piattaforma robotizzata madre e rilasciati nelle immediate vicinanze delle posizioni nemiche. Una volta approcciata la struttura occupata dai reparti russi, i droni hanno erogato un fuoco diretto con i lanciagranate per poi addentrarsi nell'edificio e autodistruggersi, saturando ogni ambiente e neutralizzando il personale all'interno.

L'impatto psicologico di simili condotte operative risulta estremamente destabilizzante: i reparti russi dislocati anche a dieci chilometri dalla linea di contatto non si attendono di essere ingaggiati da tiri diretti a corto raggio. La saturazione da fuoco ravvicinato genera la falsa percezione di un'avvenuta penetrazione in profondità della fanteria ucraina nelle retrovie, innescando panico e disorganizzazione nella catena di comando locale.
I comandi russi, tratti in inganno dalle segnalazioni relative alla presenza di presunti gruppi d'assalto ucraini, tendono a ridislocare le riserve o a reagire a una falla difensiva del tutto fittizia. Nel frattempo, le piattaforme robotizzate ucraine provvedono a neutralizzare i capisaldi avversari e a predisporre imboscate contro i rinforzi russi inviati nel settore.

Parallelamente, le forze ucraine hanno impiegato micro-droni da ricognizione tattica per assicurare il monitoraggio dell'area, la guida del tiro e la flessibilità operativa necessaria alla fanteria, facendola avanzare solo dopo che il dispositivo difensivo russo era stato disarticolato. Tale approccio creativo ha assunto un ruolo determinante in un teatro di scontro saturato da vettori aerei a pilotaggio remoto, dove gli assalti frontali di tipo convenzionale comportano tassi di attrito insostenibili.

Nel complesso, l'Operazione Vivaldi ha confermato la validità operativa delle sperimentazioni ucraine con sistemi robotizzati. Il Terzo Corpo d'Armata tende impiegare le macchine negli elementi di prima linea dell'assalto, preservando il personale d'infanteria per le successive fasi di bonifica e consolidamento. Combinando veicoli blindati autonomi ad elevatissima carica di rottura e robot terrestri leggeri concepiti per creare il caos nelle retrovie, le forze ucraine riescono a scardinare i capisaldi fortificati, paralizzare le riserve e scagliare i reparti d'assalto contro un avversario già disorganizzato prima ancora che si giunga al contatto diretto. Tali tattiche evidenziano la profonda evoluzione della guerra dei droni promossa dal Terzo Corpo d'Armata nel quadro dell'Operazione Vivaldi, improntata all'adattamento sistematico di vettori robotizzati a specifiche esigenze di combattimento.



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