Massiva penetrazione russa fallisce: gli ucraini la smantellano completamente

Sep 24, 2026
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Oggi le notizie di maggior rilievo giungono dalla direzione di Druzhkivka.

In questo settore, un'insidiosa penetrazione russa si era formata a nord-est di Dobropillia, a seguito del concentramento di truppe nemico nell'area di Shahove volta ad ampliare la manovra lungo direttrici multiple nei pressi di Hruzke e Novomykolaivka. Elementi della 90ª Divisione Corazzata e dell'8ª Armata Combinata russe hanno cercato di interdire le linee logistiche ucraine che avrebbero potuto favorire l'incerchiamento operativo di Druzhkivka, aprendo al contempo un ulteriore asse verso Dobropillia. Se il piano avesse avuto successo, la Russia avrebbe potuto minacciare le vie di comunicazione che sostengono l'intero dispositivo difensivo ucraino nell'agglomerato di Sloviansk-Kramatorsk. Piuttosto che attendere l'evoluzione del quadro tattico, l'Ucraina ha attaccato la sacca di penetrazione in modo sistematico da più direzioni.

Non appena i comandi ucraini hanno accertato che le forze russe stavano allestendo un'area di raggruppamento avanzata anziché condurre semplici infiltrazioni isolate, sono stati inviati rinforzi. Il 1° Corpo "Azov" ha rischierato il distaccamento con compiti speciali "Tuman" affiancato da elementi del Reggimento d'Assalto "Skala", da poco passato sotto il suo comando operativo. L'operazione ha visto anche l'impiego dei battaglioni da ricognizione Azov, dotati di equipaggi di droni ad alta specializzazione. Elemento cruciale del successo è stata la pianificazione congiunta condotta dai rappresentanti di tutte le formazioni partecipanti, evitando qualsiasi azione non coordinata.

Il primo obiettivo non è stato l'assalto immediato alle posizioni russe. L'Ucraina ha invece isolato la zona di concentramento con il fuoco, limitando la mobilità russa e impedendo un'ulteriore espansione prima dell'avanzata dei gruppi d'assalto. I fanti ucraini hanno ingaggiato le posizioni russe sul terreno mentre droni FPV, droni bombardieri e artiglieria operavano in stretta sinergia intorno a loro. Quando i soldati russi si sono trincerati in rifugi che avrebbero richiesto assalti diretti troppo onerosi, le truppe ucraine si sono arrestate, hanno trasmesso le coordinate esatte e hanno richiesto il supporto aereo tattico da remoto. Una volta neutralizzati o distrutti i capisaldi, i nuclei d'assalto sono avanzati per completare la bonifica.

Tale coordinamento ha consentito all'Ucraina di comprimere la penetrazione da molteplici direzioni anziché impattare sul punto di maggior resistenza. Contemporaneamente, l'Ucraina ha neutralizzato la capacità di supporto di fuoco avversaria conducendo un'operazione specializzata contro l'artiglieria russa, impiegando munizionamento erogato da droni appositamente progettato per danneggiare le bocche di fuoco degli obici. La distruzione di tali pezzi ha ridotto la capacità russa di contrastare i gruppi d'assalto ucraini durante la progressione, mentre l'artiglieria di Kyiv ha fornito un ulteriore livello di copertura, integrando un vero e proprio sistema di ricognizione e strike a supporto della fanteria operante in un terreno estremamente complesso.

Questo aspetto è risultato particolarmente determinante in considerazione dell'elevata rischiosità delle evacuazioni sanitarie, poiché il terreno aperto e l'intensa attività dei droni russi rendevano estremamente difficile il recupero dei feriti gravi. I comandi hanno pertanto imposto di privilegiare la distruzione remota delle posizioni russe individuate ogni qualvolta l'assalto diretto comportasse rischi non necessari.

Per garantire il necessario coordinamento in tempo reale, un ufficiale di collegamento della 12ª Brigata "Azov" è rimasto operativo presso il posto di comando e osservazione, consentendo a gruppi d'assalto, unità droni e formazioni di supporto di scambiarsi informazioni istantaneamente. La partecipazione della "Skala" si è rivelata di primaria rilevanza, trattandosi della prima operazione condotta sotto il comando tattico della "Azov". Il risultato è stato lo smantellamento del concentramento russo e la completa neutralizzazione di un caposaldo che il nemico aveva impiegato mesi a consolidare. Al termine dell'operazione, le fonti ufficiali dell'Azov hanno rendicontato duecentotrentasette soldati russi uccisi, quarantaquattro feriti e tre presi prigionieri.

Nel complesso, al di là del mero bilancio delle perdite inflitte, la Russia non è riuscita a trasformare l'infiltrazione nel punto di rottura logistico perseguito. Di conseguenza, le formazioni russe rinforzate nell'area di Dobropillia non hanno conseguito progressi significativi nonostante i sostanziali rischieramenti effettuati durante la stagione estiva. Al contempo, l'Ucraina ha guadagnato margine temporale prezioso nei settori di Druzhkivka e Dobropillia, imponendo al contempo all'avversario un ulteriore logoramento d'organico e materiali. Anziché fungere da testa di ponte per uno sfondamento di più ampie proporzioni, la penetrazione si è trasformata in un punto di concentramento isolato, battuto da fanteria, artiglieria e droni ucraini da ogni direzione. Ciò si traduce in un ulteriore slittamento dell'obiettivo strategico dell'Alto Comando russo: scardinare le difese ucraine nel Donetsk e completare l'occupazione della quota di regione ancora sotto il controllo di Kyiv.

05:16

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