La Corea del Nord invia 12.000 operai nelle fabbriche nel cuore della Russia per potenziare la guerra dei droni

Oct 25, 2026
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I maggiori sviluppi della giornata sul piano strategico giungono dalla Federazione Russa.

Qui, dodicimila lavoratori nordcoreani vengono inseriti direttamente in uno dei comparti più nevralgici dell'industria bellica russa per la produzione di sistemi senza pilota. Secondo un rapporto congiunto del Center for Strategic and International Studies (CSIS) e del George W. Bush Institute, dodicimila operai provenienti dalla Corea del Nord sono stati destinati alla zona economica speciale di Alabuga, il sito in cui la Russia assembla droni d'attacco tipo Shahed impiegati nei bombardamenti massicci contro l'Ucraina. La manodopera percepisce un compenso orario di circa due dollari e cinquanta centesimi, di cui il regime nordcoreano trattiene una quota compresa tra il settanta e il novanta per cento. Presso lo stabilimento di Alabuga, la cui produzione mensile supera ormai le cinquemila cinquecento unità, risultano impiegati anche giovani russi e manodopera proveniente da altri Stati.

Dal punto di vista di Mosca, tale afflusso dota il programma Shahed di un ulteriore contingente di forza lavoro rigorosamente controllato, mentre Pyongyang consolida un canale di approvvigionamento di valuta estera mediante l'esportazione di lavoratori in Russia.

Questo spiegamento di manodopera fa seguito alla formale dichiarazione di Kim Jong-un di voler ampliare e consolidare la cooperazione bilaterale con la Russia, garantendo quello che ha definito un sostegno incondizionato e incrollabile a Vladimir Putin e al popolo russo. Kim ha ribadito l'intenzione di Pyongyang di allargare i termini dell'alleanza strategica tra i due Paesi e ha legittimato apertamente l'azione bellica russa, qualificandola come una lotta sacra destinata a concludersi con la vittoria di Mosca. Tuttavia, all'interno della Federazione Russa, il crescente coinvolgimento nordcoreano nel sostegno allo sforzo bellico alimenta già evidenti riserve e motivi di attrito.

Un giornalista russo ha domandato direttamente al ministro degli Esteri Sergej Lavrov come la Russia sia giunta al punto di avere quali unici alleati strategici rimasti la Corea del Nord e l'Iran. Lavrov ha replicato chiedendo in modo retorico cosa vi fosse di criticabile in tale compagine, palesando la netta contraddizione tra la narrativa del Cremlino, che ritrae la Russia come uno Stato tecnologicamente avanzato, e la sua dipendenza strutturale da Stati paria soggetti a pesanti sanzioni internazionali.

L'apporto fornito da Pyongyang si sta peraltro estendendo oltre il perimetro dell'industria militare: la Corea del Nord sta inviando nell'economia russa brigate organizzate di lavoratrici attraverso società di collocamento e intermediazione. Tali addette vengono collocate sulle linee di montaggio manifatturiere, nel settore tessile, nella ristorazione collettiva e nelle aziende agricole, con retribuzioni base pubblicizzate a partire da circa quattrocentottanta rubli, pari a circa sei dollari l'ora.

A fronte di un mercato del lavoro russo messo a dura prova dalla mobilitazione bellica, Mosca ottiene una forza lavoro altamente disciplinata, mentre il regime nordcoreano ricava un'ulteriore via di estrazione reddituale dai propri cittadini all'estero. Con l'ingresso dei lavoratori nordcoreani in molteplici settori dell'economia russa, entrambi i governi stanno allestendo le infrastrutture necessarie a gestire flussi di persone e merci di portata assai superiore attraverso la frontiera comune.

L'espansione della presenza lavorativa nordcoreana in Russia procede parallelamente all'apertura di un nuovo corridoio di trasporto in grado di movimentare un volume nettamente superiore di merci e persone. La Russia e la Corea del Nord hanno inaugurato il loro primo valico stradale sul fiume Tumen, affiancando al preesistente ponte ferroviario dell'Amicizia un'arteria autonoma per mezzi pesanti, autobus e autoveicoli. Il nuovo ponte ha una lunghezza di circa un chilometro, mentre il limitrofo posto di controllo di Chasan è predisposto per smaltire fino a trecento veicoli e duemila ottocentocinquanta persone al giorno, con predisposizioni tecniche volte a un ulteriore ampliamento dei transiti.

Se i canali governativi russi promuovono l'opera presentandola come un'infrastruttura finalizzata a scambi commerciali e turismo, nella realtà essa fortifica un asse nell'ambito del quale la Corea del Nord fornisce già a Mosca proiettili d'artiglieria, missili balistici e truppe regolari. Il valico consente di incrementare l'afflusso di manodopera in territorio russo e di gestire flussi bidirezionali di carichi industriali e forniture a uso militare. Sostituendo al singolo collegamento su rotaia una rete integrata stradale e ferroviaria, Mosca e Pyongyang creano il supporto logistico indispensabile a sostenere una cooperazione economica e militare di lungo periodo.

Nel quadro strategico complessivo, la crescente subordinazione russa al supporto nordcoreano modella un'architettura di cooperazione suscettibile di ulteriore espansione, persino a fronte dell'inasprimento delle sanzioni occidentali e dell'isolamento diplomatico di Mosca. Più tale sistema si consolida, maggiore è la leva che Pyongyang esercita sulla produzione bellica russa, sull'offerta di manodopera e sull'accesso a risorse umane aggiuntive nel corso di un conflitto di logoramento prolungato. Le direttrici stabili, sia stradali che ferroviarie, consentono a entrambi i regimi di frazionare i traffici commerciali e militari in micro-trasferimenti più difficili da monitorare e interdire. Integrando i lavoratori nordcoreani all'interno degli stabilimenti russi e collegando i due territori con rinnovate capacità logistiche, Mosca consente a Pyongyang di trasformarsi da fornitore esterno di armamenti a elemento strutturale del complesso industriale che alimenta la guerra.

05:34

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