Oggi, le notizie più importanti arrivano dalla Russia.
Qui, una nuova serie di attacchi ucraini ha scosso la rete di difesa aerea del paese, producendo risultati che sollevano nuovi dubbi sulla capacità di Mosca di proteggere i propri cieli. Con le geolocalizzazioni che indicano quasi la metà degli asset di difesa aerea russi persi dall’inizio dell’anno, diversi strati del sistema si stanno indebolendo simultaneamente, creando lacune che l’Ucraina sfrutta più velocemente di quanto la Russia riesca a colmarle.

Le scene più impressionanti provengono dalla Crimea, dove un drone ucraino è sfuggito a una raffica di fuoco dei Pantsir e ha proseguito verso un aeroporto pieno di radar. I droni modificano la rotta in volo, evitano i missili e distruggono un elicottero imbarcato utilizzato per abbattere i droni, prima di muoversi attraverso l’area colpendo diversi radar in sequenza. Le riprese continue sono importanti perché mostrano quanto velocemente gli operatori ucraini possano isolare e smantellare un cluster radar una volta rilevato.

Nel frattempo, l’attacco a Novorossiysk rivela lo stesso schema su scala più ampia, mentre esplosioni si propagano su un’intera batteria S-400, il sistema di difesa aerea a lungo raggio più moderno schierato dalla Russia. Le fiamme hanno investito i lanciatori e le torri radar che costituivano l’ossatura della protezione della regione. Immagini satellitari scattate prima e dopo l’attacco confermano che l’Ucraina aveva distrutto almeno quattro lanciatori e due radar, lasciando la posizione praticamente cieca.

Ora, osservando la mappa nel suo insieme, il numero di attacchi confermati assume la forma di un pattern che la Russia non può più ignorare. A est, i droni hanno distrutto un sistema Tor, un posto comando legato agli intercettori a lungo raggio e il radar di una batteria Buk. Più a sud, gli operatori ucraini hanno eliminato un Buk e un Osa nello stesso scontro, riducendo entrambi i sistemi in fiamme in pochi secondi.

Lungo la costa del Mar Nero, gli attacchi hanno colpito cupole radar posizionate su alture, scatenando incendi che hanno bruciato fino a notte fonda.

In un altro settore, un lanciatore S-300 è stato colpito da un drone di precisione dopo essere stato individuato dalla ricognizione ucraina.

Attacchi alle retrovie a Rostov hanno messo fuori uso un radar di allerta precoce Nebo durante un’operazione coordinata con un gruppo partigiano, e a Voronezh due grandi radar progettati per seguire droni a bassa quota sono stati distrutti, rimuovendo sensori di cui la Russia si serve per rilevare attacchi in arrivo molto prima che raggiungano le infrastrutture chiave. Filmati geolocalizzati degli ultimi due mesi mostrano gli ucraini distruggere almeno otto lanciatori a lungo raggio, cinque sistemi a corto raggio, più di quindici radar e due posti comando di difesa aerea in diverse regioni, trasformando colpi isolati in un modello sostenuto di logoramento.

Allo stesso tempo, la pressione sull’inventario russo cresce, poiché funzionari ucraini dichiarano che circa la metà di tutti i sistemi Pantsir schierati quest’anno nei territori controllati dalla Russia è già stata distrutta. Anche con una produzione costante, la Russia non può sostituire le perdite a questo ritmo, e questi numeri non includono i lanciatori a lungo raggio, i radar di tracciamento, i posti comando e i sensori mobili. Ogni radar distrutto riduce la portata dell’intera rete e costringe le unità russe a spostare le apparecchiature tra le regioni per coprire le lacune. Solo questo movimento rallenta i tempi di reazione e aumenta le probabilità che il prossimo attacco trovi un punto debole.

Nel frattempo, eventi al di fuori del campo di battaglia indicano un problema più profondo, poiché rapporti dalla Turchia segnalano che la Russia ha tentato di riacquistare i sistemi S-400 venduti anni fa prima della guerra, illustrando quanto le carenze e la disperazione per sostituire gli equipaggiamenti siano ormai estese. Il tempismo suggerisce che Mosca stia rivedendo accordi di esportazione una volta considerati intoccabili, mentre sistemi più vecchi vengono prelevati dai depositi, apparecchiature di addestramento vengono riallocate al fronte e clienti esteri segnalano consegne mancate, tutti segnali di una rete messa a dura prova ben oltre quanto la Russia possa sostituire silenziosamente.

Le riprese ucraine mostrano spesso droni che si tuffano sui radar che avrebbero dovuto rilevarli prima, riflettendo non solo l’abilità degli operatori ucraini di evitare la rilevazione, ma anche come le lacune crescenti nella copertura russa permettano a più attacchi di passare inosservati, creando una spirale discendente che i russi non riescono più a invertire.

Nel complesso, questi attacchi segnano il passaggio da successi isolati allo smantellamento sistematico della rete di difesa aerea russa. L’Ucraina non mira solo ai lanciatori, ma rimuove sensori e posti comando che mantengono insieme la rete, e i tentativi della Russia di recuperare sistemi esportati e riallocare equipaggiamenti obsoleti indicano carenze che vanno oltre la linea del fronte. Ciò che emerge è un declino a lungo termine della capacità di difesa aerea, accelerato dall’Ucraina con ogni nuovo attacco e sempre più difficile da invertire per la Russia.


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