Oggi le notizie di maggior rilievo giungono dall'Estremo Oriente russo.
Mosca si sta preparando alla possibilità di un attacco nell'Oceano Pacifico, rilocando d'urgenza gli assetti navali della Flotta del Pacifico verso porti protetti e potenziando rapidamente le difese perimetrali attorno ai suoi sottomarini nucleari a più alto valore strategico. Recenti ricognizioni satellitari mostrano l'installazione di estese reti anti-drone a copertura di oltre sei sottomarini situati nella base navale per sommergibili a propulsione nucleare di Rybačij, nella penisola di Kamčatka, ad oltre settemila chilometri dal teatro operativo ucraino.

Soltanto pochi mesi fa soltanto due battelli risultavano dotati di tali schermature, a testimonianza della celerità con cui le forze armate russe hanno rafforzato il dispositivo difensivo dell'installazione. La base di Rybačij costituisce il porto di stazionamento per la maggior parte dei sottomarini lanciamissili balistici (SSBN) delle classi Borei e Borei-A, ponendo direttamente sotto tale ombrello difensivo alcuni dei principali assetti della deterrenza navale strategica del Cremlino. I battelli delle classi Borei e i più moderni Borei-A imbarcano vettori nucleari intercontinentali e costituiscono la componente navale della triade di deterrenza di Mosca, garantendo una capacità di ritorsione anche nell'eventualità in cui i silos terrestri e la componente aerea strategica vengano neutralizzati. La protezione non si limita alle barriere aeree a rete: lungo le banchine sono state posizionate ostruzioni portuali destinate a inibire le incursioni di droni navali di superficie (USV) mentre i sottomarini rimangono all'ormeggio all'interno del perimetro della base.

Tali preparativi scaturiscono dal timore dei comandi russi che una proiezione offensiva ucraina possa infine raggiungere il Pacifico, sottoponendo il dispositivo navale orientale a una crescente pressione asimmetrica. Analisti e commentatori militari russi esprimono viva preoccupazione per l'intensificazione delle attività di sorveglianza e intelligence dell'Alleanza Atlantica nell'Estremo Oriente, in particolare attorno al promontorio della Kamčatka, dove la base di Rybačij sorge in prossimità del complesso navale di Petropavlovsk-Kamčatskij e del poligono di prova missilistico di Kura. Le medesime fonti rilevano un costante monitoraggio delle infrastrutture della Flotta del Pacifico nell'area di Vladivostok e delle installazioni del Ministero della Difesa nei pressi di Chabarovsk, segnalando altresì missioni operative di velivoli da ricognizione strategica americani RC-135 a ridosso della Kamčatka.

Gli osservatori militari russi valutano con estrema attenzione questa dinamica poiché, in precedenza, l'incremento delle ricognizioni occidentali attorno alla Crimea ha sistematicamente preceduto rilevanti attacchi ucraini. Successivamente, l'operazione "Spiderweb" ha fornito al comando russo concreti elementi di valutazione per considerare concreta tale ipotesi, dal momento che l'Ucraina ha impiegato droni per colpire bombardieri strategici dotati di capacità nucleare nelle profondità del territorio russo, arrivando a neutralizzare in un'unica operazione il 34% dei vettori di missili da crociera strategici di istanza nelle basi aeree bersagliate. Se "Spiderweb" ha colpito la componente aerea delle forze nucleari strategiche russe, il rafforzamento delle difese in Kamčatka dimostra che Mosca si sta ora strutturando contro l'eventualità che una simile operazione asimmetrica possa colpire la componente subacquea. Un attacco condotto con successo contro diversi di questi battelli ridurrebbe drasticamente la capacità russa di proiettare missili balistici dal quadrante del Pacifico, imponendo una revisione complessiva delle dottrine di protezione e rispiegamento della flotta strategica nella regione.

Questa vulnerabilità prospettica genera criticità strategiche di più ampia portata, essendo la Flotta del Pacifico uno dei principali strumenti di proiezione di potenza del Cremlino nel quadrante indo-pacifico. Le unità di superficie russe conducono pattugliamenti, esercitazioni complesse e operazioni congiunte con la Marina Popolare Cinese, consentendo a Mosca di mantenere una presenza militare visibile ed efficace. Mantenere i battelli di maggior valore raggruppati in prossimità dei porti protetti limita la presenza navale russa nella regione, poiché tali unità trascorrono periodi prolungati in assetto difensivo anziché operare negli spazi marittimi dove Mosca proietta il proprio peso geopolitico. L'impatto risulta particolarmente penalizzante per i sottomarini della classe Borei, la cui efficacia operativa risiede nella navigazione autonoma e occulta in alto mare a garanzia del secondo colpo nucleare. Fintanto che tali sottomarini restano ormeggiati a banchine fisse, la Difesa russa è costretta a saturare siti predeterminati con sbarramenti portuali, sistemi anti-UAV, sensori di sorveglianza e contingenti di sicurezza aggiuntivi. Più risorse vengono assorbite dalla difesa stazionaria della flotta nei propri sorgitori, minore è la potenza navale effettiva proiettabile nel Pacifico, con un conseguente indebolimento della postura nei confronti di Stati Uniti e Giappone e una minore autorevolezza nel proporsi alla Cina come partner militare paritetico nella regione.

Nel complesso, la decisione russa di arretrare le unità della Flotta del Pacifico verso sorgitori protetti e di implementare le difese passive attorno ai propri SSBN dimostra come il comando di Mosca consideri oramai concreta la minaccia di attacchi ucraini nell'Estremo Oriente. Qualora tale minaccia dovesse accentuarsi, la risposta tattica di Mosca consisterebbe nell'aumentare la frequenza delle uscite operative e nel disperdere i battelli su una rete più ampia di approdi protetti, evitando la concentrazione prolungata in basi stazionarie. Tale assetto renderebbe tuttavia assai più complesse le operazioni ordinarie della flotta, gravando sulle catene di manutenzione e rifornimento ad ogni dispersione dei battelli fuori dalle basi d'armamento standard. Di conseguenza, un'azione offensiva ucraina in grado di distruggere più sottomarini strategici o di inabilitare le infrastrutture chiave di supporto degraderebbe la componente navale orientale di Mosca, riducendone la capacità di attacco nucleare dal Pacifico e depotenziando al contempo la pressione militare che la Russia riesce a esercitare nell'intero scacchiere regionale.



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