Durante il massiccio attacco russo sferrato nella notte del trentuno luglio, la Russia ha lanciato trentacinque missili, tra cui ventisette missili balistici, e centottantacinque droni d'attacco. Ciononostante, l'Ucraina è riuscita a intercettare un solo missile balistico, mentre il presidente Zelensky ha confermato l'esaurimento delle scorte di intercettori Patriot, concretizzando quella carenza di munizioni di cui Kiev aveva avvertito per mesi. L'offensiva ha provocato nove vittime a Kyiv e un ulteriore decesso nella vicina Brovary, oltre a decine di feriti. I vettori balistici hanno colpito complessi residenziali, parchi e un'area mercatale, costringendo la popolazione ucraina a piangere nuovamente le vittime civili dei raid russi.

A seguito dell'entrata degli Stati Uniti nel conflitto con l'Iran, il fabbisogno di missili Patriot si è concentrato prioritariamente nel teatro mediorientale, riducendo le quote destinate all'Ucraina. Zelensky ha definito le munizioni per i sistemi Patriot la criticità principale della difesa aerea ucraina, e l'Aeronautica Militare di Kiev ha più volte segnalato l'impossibilità di sostenere attacchi reiterati con le scorte residue. Tali allarmi hanno trovato riscontro nei cieli di Kyiv, dove le forze ucraine non dispongono dei vettori necessari per contrastare la minaccia balistica russa. A febbraio, all'indomani dell'apertura del fronte iraniano, Kiev ha proposto ai partner europei lo sviluppo congiunto di un sistema antibalistico, raccogliendo l'adesione di numerosi Paesi. Il piano di coproduzione assegna alle aziende ucraine la fabbricazione degli intercettori, valorizzando la capacità industriale bellica locale, mentre i partner europei forniscono il comparto tecnologico ad alta precisione: sensori a infrarossi, radar di scoperta e tracciamento, data link e sistemi avanzati di guida. Francia, Germania e Regno Unito hanno sottoscritto l'iniziativa, con la NATORI che ha avviato il coordinamento tra governi e industrie della difesa.

In questo scenario, la società della difesa ucraina Fire Point, già nota per la produzione dei droni d'attacco FP-1 e FP-2 impiegati contro le raffinerie russe e del missile da crociera FP-5 Flamingo impiegato contro i complessi militare-industriali, aveva già avviato lo sviluppo di un nuovo vettore. L'FP-7 nasce come missile balistico d'attacco con una gittata di circa trecento chilometri, concepito come alternativa economica all'ATACMS ma dotato di una testata bellica di maggiore capacità. Con l'urgente necessità di progettare un intercettore antibalistico, si è evidenziata la possibilità di riadattare la cellula dell'FP-7 per tale ruolo con modifiche contenute. Fire Point ha pertanto mantenuto lo sviluppo dell'FP-7 originale per attacchi al suolo, avviando in parallelo il programma FP-7-X denominato Freya. Questa strategia ha consentito di riutilizzare la medesima catena produttiva per accelerare i tempi d'uscita, integrando tuttavia apparati di guida e tracciamento differenti per l'intercettazione di vettori balistici in volo. Anziché attendere anni per lo sviluppo di un intercettore ex novo, l'Ucraina ha potuto accoppiare la sensoristica europea a un vettore già in fase avanzata di ingegnerizzazione.

Il nuovo FP-7-X è progettato per rendere sostenibile su vasta scala la difesa antibalistica: Fire Point stima un costo unitario di circa settecentomila dollari per intercettore, a fronte dei circa tre e otto milioni di dollari previsti per un vettore Patriot PAC-3, riducendo l'onere finanziario a un quinto. L'azienda dichiara una quota di ingaggio fino a venticinque chilometri e una velocità compresa tra i quindici e i duemila metri al secondo, idonea all'intercettazione di minacce balistiche. Il sistema di guida radar condensa il vettore verso il bersaglio prima che il sensore a infrarossi termico prenda il controllo nella fase terminale, fondendo la cellula ucraina con la tecnologia europea di ingaggio. Va tuttavia rilevato che la guida terminale a infrarossi potrebbe risultare maggiormente vulnerabile alle contromisure rispetto al sistema Patriot; pertanto l'FP-7-X è concepito per integrare il Patriot ingaggiando la maggior parte dei vettori in prima battuta e preservando i missili PAC-3 come difesa d'ultima istanza.

La sfida successiva consiste nel convertire tali prestazioni teoriche in un sistema d'arma operativo; Fire Point ha avviato questa fase con i primi voli di prova a inizio giugno. I progressi compiuti hanno consentito all'azienda di annunciare l'avvio della produzione di serie per il mese di agosto, con un ritmo previsto fino a tre missili al giorno. Taluni vettori potrebbero essere inizialmente assemblati e stoccati privi della testa di guida in attesa della consegna dei componenti europei. L'FP-7-X è stato svelato ufficialmente a luglio, cui ha fatto seguito la diffusione di immagini relative al lancio di un missile non identificato riconducibile al nuovo intercettore. L'attenzione analitica si è spostata dalla verifica della capacità di volo all'effettivo avvio della produzione di massa, all'integrazione dei sistemi europei e alla condotta del primo test di intercettazione reale. Fire Point prevede la consegna di missili completi nel duemilaventisette, individuando nel completamento dei test di integrazione l'ultimo passaggio per la trasformazione del progetto in un sistema di difesa per i centri urbani ucraini.

Nel complesso, il programma Freya potrebbe consentire all'Europa di strutturare una difesa antimissile idonea a un conflitto di lunga durata, superando la gestione emergenziale della carenza di intercettori. Una catena produttiva distribuita garantirebbe la continuità del flusso di rifornimento anche nell'ipotesi di ritardi di un fornitore o di attacchi contro singoli impianti. I dati operativi raccolti sul campo dall'Ucraina affluirebbero direttamente ai centri di ricerca europei, fornendo agli ingegneri un riscontro costante sul comportamento dei missili russi e sui punti di vulnerabilità della difesa. Se questo modello dimostrerà la propria validità, l'Europa si doterà di un comparto industriale capace di evolvere durante il corso delle operazioni belliche anziché registrare, a seguito di ogni attacco, l'inadeguatezza quantitativa delle proprie riserve.



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