Gli Houthi hanno sferrato un attacco missilistico di precisione contro il campo d'addestramento di Al Alam delle forze governative yemenite nella provincia di Shabwa. L'azione ha costituito l'evento singolo più letale dalla ripresa delle ostilità, causando la morte di settantacinque giovani reclute e il ferimento di altri duecento effettivi mentre si trovavano adunati per le attività addestrative. L'attacco si inserisce in un quadro più ampio di raid condotti dalle milizie houthi che hanno colpito anche le colonne militari yemenite in transito tra Marib e Shabwa, lasciando veicoli in fiamme nel deserto e costringendo i reparti di fanteria a muoversi sotto il fuoco costante diretto da droni di ricognizione. I rapporti provenienti dal fronte evidenziano un'escalation della violenza che ha determinato la morte di oltre duecento combattenti su entrambi i fronti, mentre il quadro operativo si deteriora rapidamente per le forze sostenute dall'Arabia Saudita impegnate a contenere la progressione houthi.

In riposta, le forze schierate con la coalizione saudita hanno tentato di riprendere l'iniziativa respingendo le milizie houthi nella provincia di Marib e lungo la fascia costiera occidentale a presidio dello Stretto di Bab el-Mandeb. Tuttavia, diverse controffensive non hanno raggiunto gli obiettivi prefissati, poiché gli Houthi hanno arginato l'avanzata, infranto i capisaldi difensivi attorno a Taiz e continuato ad acquisire terreno nei settori settentrionale e occidentale della città. Sebbene le truppe governative mantengano il controllo di snodi chiave, non sono state in grado di impedire il rientro degli Houthi nelle posizioni precedentemente perdute. Nella contesa città di Taiz la situazione si è deteriorata a tal punto che le autorità locali hanno disposto la scarcerazione di oltre mille detenuti per colmare le falle nel dispositivo difensivo, una misura ad alto rischio che evidenzia la drammatica carenza di opzioni tattiche.

La supremazia operativa degli Houthi sugli avversari discende non solo dai flussi continuativi di forniture belliche erogati dall'Iran, ma anche da una catena di comando unificata e strutturata che stabilisce in modo centralizzato la distribuzione strategica di combattenti, missili e droni. Tale assetto consente al movimento Ansar Allah di concentrare la propria potenza di fuoco sulle vulnerabilità nemiche e di coordinare gli strike con la ricognizione aerea non pilotata. Per contro, il fronte avverso appare frammentato in molteplici fazioni armate divise da visioni divergenti sul futuro politico dello Yemen e sulla condotta delle operazioni militari.

Sebbene il governo legittimo yemenite possa sollecitare l'intervento dell'Arabia Saudita tramite supporto aereo e raid di droni, l'assenza di un comando interforze unificato ostacola la pianificazione di operazioni complesse. Tale frammentazione incide negativamente sul morale dei reparti: le unità priva di fiducia nelle formazioni limitrofe esitano ad avanzare, mentre i contingenti che si percepiscono isolati rinunciano alla tenuta delle posizioni.
Nel frattempo, per gli Houthi il conseguimento di una vittoria strategica non richiede l'assoggettamento dell'intero territorio yemenite. Di fatto, garantendo il progressivo controllo dei punti d'impatto geografici, la neutralizzazione delle capacità governative e la paralisi delle controffensive avversarie, Ansar Allah può consolidare metodicamente il proprio dominio sui quadranti di rilevanza prioritaria.

La loro progressione nei pressi di Taiz e lungo il litorale occidentale avvicina le milizie alle direttrici viarie e alle infrastrutture portuali prospicienti Bab el-Mandeb, assicurando un potenziale controllo sui traffici marittimi e rafforzando la capacità di proiezione minacciosa nei confronti dell'Arabia Saudita. Tale pressione risulta peraltro amplificata dai recenti attacchi condotti contro il territorio saudita, con l'ingaggio della condotta Oleodotto Est-Ovest e dello scalo aeroportuale di Riyadh, a dimostrazione della capacità houthi di colpire infrastrutture critiche ben oltre i confini yemeniti.

Nel complesso, le recenti dinamiche belliche nello Yemen mostrano come gli Houthi stiano convertendo i successi tattici in una spinta strategica a lungo termine, mentre lo Yemen e l'Arabia Saudita faticano a strutturare un dispositivo difensivo coeso. Qualora gli Houthi mantengano la progressione verso Bab el-Mandeb e la stabilizzazione sul litorale, potrebbero replicare il modello dottrinale iraniano imponendo pedaggi al naviglio mercantile in transito nello stretto o interdendone il passaggio a discrezione. Tale scenario consentirebbe a Teheran di accentuare la leva di pressione sui mercati energetici globali e di incrementare il proprio peso negoziale nel confronto con gli Stati Uniti. L'Arabia Saudita e i suoi alleati dovranno stabilire se contenere questa penetrazione territoriale e la correlata proiezione strategica mediante un approccio militare più coerente, o se prepararsi a un lungo scontro d'attrito in cui la condotta delle operazioni resta saldamente in mano agli Houthi.



.jpg)








Commenti