Oggi le notizie di maggior rilievo giungono dalla Federazione Russa.
Di recente, la Russia ha minacciato direttamente la Polonia di una completa e totale distruzione. Nikolai Patrushev, alto consigliere del presidente Putin, ha dichiarato che lo Stato polacco cesserebbe di esistere nel giro di due o tre giorni qualora dovesse entrare direttamente in guerra. La sua affermazione ha suscitato al contempo severe condanne e un diffuso scetticismo, con molti analisti che l'hanno accostata all'obiettivo ufficiale del Cremlino, formulato all'inizio dell'invasione su vasta scala, di conquistare Kyiv e l'intera Ucraina in soli tre giorni.

Tuttavia, a tali invettive sono seguite minacce russe riguardanti possibili attacchi accidentali alle infrastrutture polacche mediante i nuovi droni-missile da crociera Geran-5. Nel momento in cui il Primo Ministro polacco Donald Tusk ha citato i rapporti dei servizi d'intelligence che confermano l'esistenza di effettivi piani operativi russi per condurre attacchi cinetici con droni e vettori missilistici contro i Paesi che sostengono l'Ucraina, le precedenti minacce di annientamento hanno assunto una valenza estremamente concreta.
Gli analisti militari russi hanno a più riprese individuato nella Polonia il retrovia strategico e logistico più critico per l'Ucraina. Le stesse autorità di Varsavia confermano che oltre il novanta percento degli aiuti militari e umanitari destinati a Kyiv transita attraverso le infrastrutture polacche. Con stime di consegna pari a circa due miliardi di dollari in equipaggiamenti militari al mese, la Polonia rappresenta una delle arterie vitali fondamentali per la sopravvivenza dell'Ucraina nel conflitto.

I pianificatori militari russi hanno profuso sforzi concreti per strutturare una simile operazione, discutendo nello specifico l'impiego dei nuovi droni-missile da crociera Geran-5, prodotti su scala industriale. Con un raggio d'azione di novecento cinquanta chilometri e una velocità che raggiunge i seicento chilometri orari, quasi l'intero territorio polacco rientra nel raggio di tiro di questi vettori ad alte prestazioni che la stessa difesa aerea ucraina fatica a intercettare. Peraltro, anche attenendosi a rotte di volo più cautelative sopra lo spazio aereo ucraino o il Mar Baltico, la Russia potrebbe impiegare questi droni per colpire in profondità fino a Danzica o alla stessa Varsavia. Gli osservatori militari russi sottolineano come la rete ferroviaria, i depositi logistici, i centri di manutenzione, gli aerodromi, le infrastrutture portuali e i depositi di carburante polacchi servano direttamente la macchina bellica ucraina e garantiscano a Kyiv la capacità di proseguire le ostilità, configurandosi di conseguenza come bersagli militari legittimi raggiungibili dal dispositivo d'attacco di Mosca.

Sebbene gli attacchi cinetici diretti sembrino distanziarsi dalla guerra ibrida che la Russia sta attualmente conducendo contro l'Europa, la natura clandestina di tali operazioni consentirebbe a Mosca di derubricarli a meri incidenti tecnici, operazioni sotto falsa bandiera o errori della difesa aerea ucraina. Questa è esattamente la condotta opaca mantenuta dalla Russia negli ultimi anni, intensificatasi per frequenza e gravità negli ultimi mesi; un esempio calzante è rappresentato dal fallito attacco con drone kamikaze FPV contro un aereo da trasporto cargo ucraino carico di forniture militari presso l'aeroporto di Lipsia.

L'obiettivo strategico russo risiede nello sfruttamento dell'ambiguità tattica per dividere i Paesi membri della NATO e impedirne una risposta collettiva o un contrattacco coordinato, erodendo progressivamente la credibilità dell'Articolo 5 nell'eventualità di una transizione della guerra ibrida verso un confronto convenzionale aperto. Nel momento in cui la Russia intensifica le proprie operazioni e sposta sempre più avanti le cosiddette linee rosse, i rapporti d'intelligence che prefigurano attacchi cinetici russi contro le infrastrutture critiche polacche non appaiono affatto speculativi. È per questa ragione che la Polonia, di concerto con gli Stati baltici, ha innalzato in modo significativo i livelli di sicurezza attorno alle infrastrutture strategiche per prevenire incursioni di droni, schierando direttamente il personale militare a protezione dei rigassificatori LNG, dei terminal petroliferi, degli snodi portuali, delle centrali elettriche e idroelettriche e degli scali aeroportuali.

In ultima analisi, sebbene le minacce russe di conquistare Varsavia in tre giorni possano apparire grottesche, esse celano una postura operativa sempre più aggressiva. Le intimidazioni esplicite, il potenziamento dei vettori d'attacco a lungo raggio e le manovre di guerra ibrida al limite dell'atto di guerra aperto rendono tali scenari un'ipotesi del tutto reale. Poiché la difesa del continente europeo dipende in misura crescente dalla capacità di contrastare le nuove modalità della guerra moderna e dal possesso di dottrine e sistemi d'arma adeguati, il ruolo dell'Ucraina in questo dispositivo diventa sempre più centrale. La NATO deve cooperare strettamente con l'alleato attualmente impegnato a respingere l'invasione russa e attuare concretamente le lezioni apprese sul campo, se intende neutralizzare la capacità di Mosca di minacciare la sicurezza degli Stati europei.



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