Oggi arrivano notizie importanti dall’Ucraina.
Qui sta emergendo una nuova fase della guerra, poiché i campi di battaglia saturi di robot stanno diventando una caratteristica regolare della linea del fronte. Ora però l’Ucraina ha iniziato a usare robot per combattere altri robot e, con l’aumento del ritmo dei combattimenti, ha cominciato anche a eliminare soldati russi lungo il percorso.

In pratica, questo sviluppo significa l’istituzione di una nuova forma di guerra automatizzata di contrasto ai droni. Riprese geolocalizzate dall’area di Kostiantynivka illustrano chiaramente questa transizione: in una sequenza, due droni terrestri ucraini avanzano lungo una strada, uno dei quali trasporta esplosivi per un attacco, mentre l’altro funge da scorta in testa. All’improvviso individuano un drone FPV russo lungo il percorso, posizionato per colpire veicoli o fanteria in transito.


Gli operatori ucraini identificano la minaccia e la eliminano, garantendo un passaggio sicuro. Inoltre, droni FPV ucraini volano sopra di loro, monitorando le piattaforme terrestri ed estendendo la loro consapevolezza situazionale. Mentre la colonna avanza, il drone da ricognizione riprende i resti in fiamme di motociclette russe distrutte e un soldato nemico nelle vicinanze. Un drone FPV d’attacco viene quindi inviato, vola verso il nemico ed elimina la minaccia, dopodiché i droni terrestri riprendono la missione senza interruzioni.


Un altro video proveniente dalla stessa area mostra un veicolo terrestre senza equipaggio ucraino armato di mitragliatrice che avanza lungo una strada sterrata dove veicoli distrutti costellano già l’area. Il robot individua e conferma la presenza di un drone FPV russo in agguato, apre il fuoco e lo colpisce ripetutamente finché non inizia a sprigionare fumo. Solo dopo che la minaccia è stata neutralizzata, il drone terrestre continua il suo movimento verso le posizioni nemiche.


In entrambi i casi, i robot non reagiscono in modo difensivo all’ultimo momento, ma bonificano attivamente il campo di battaglia dai sistemi ostili prima di proseguire l’ingaggio. Queste missioni sono possibili perché droni terrestri e aerei operano sempre più come un’unica squadra da combattimento in rete. I droni aerei forniscono sorveglianza su vasta area, rilevano firme termiche, mappano trincee e individuano punti di imboscata. Trasmettono poi i dati di puntamento ai droni terrestri posizionati lungo le strade o nascosti nel terreno. I droni terrestri agiscono come piattaforme persistenti a corto raggio: tengono punti chiave, scortano movimenti o ingaggiano bersagli con armi montate restando nascosti.

I droni aerei fungono anche da ripetitori di segnale, estendendo il raggio di controllo e mantenendo i collegamenti in terreni complessi. Il risultato è una catena sensore–tiratore compressa, in cui rilevamento, identificazione e ingaggio avvengono in pochi secondi anziché in minuti.

Allo stesso tempo, i sistemi robotici ucraini possono condividere istantaneamente i dati di puntamento tra piattaforme, consentendo che una minaccia rilevata da un drone venga ingaggiata da un altro prima che il nemico possa agire.

A differenza dei soldati sotto il fuoco nemico, i robot non subiscono effetti di soppressione, poiché non si bloccano, non vanno in panico e non cercano istintivamente riparo. La loro efficacia dipende dall’abilità dell’operatore e dall’affidabilità del sistema, non dal morale o dalla paura, il che consente alle unità ucraine di mantenere la pressione in qualsiasi condizione, inclusa un’intensa attività di droni nemici, dove il movimento umano sarebbe estremamente rischioso.

Un video recentemente pubblicato dalla 93ª Brigata evidenzia questa differenza, mostrando come, dopo aver completato una missione, un drone terrestre ucraino abbia incontrato un drone FPV russo in agguato. In questo caso l’operatore fa ruotare rapidamente il drone dietro di esso, danneggiandone il cavo di controllo in fibra ottica e impedendo l’attacco. Poco dopo passa un quad ucraino, ma pochi istanti più tardi viene preso di mira da un altro drone russo in imboscata, e due ucraini rimangono feriti.


Mentre il drone terrestre si dirige verso il punto dell’impatto, incontra un terzo drone in agguato, pronto a colpire una squadra di soccorso o a finire i feriti. L’operatore lo disattiva nello stesso modo del primo. Successivamente il drone prosegue, conferma che i feriti sono vivi, trasmette la loro posizione e poco dopo arriva una squadra ucraina di evacuazione che li estrae. In una situazione simile senza la presenza del drone terrestre, la squadra di soccorso sarebbe stata colpita dal successivo attacco russo nel buio; invece, la persistenza del robot e la sua dotazione di bordo hanno reso possibile l’evacuazione, salvando vite preziose.


Di conseguenza, questi casi dimostrano come i droni terrestri ucraini possano essere e siano attivamente impiegati contro le loro controparti volanti russe, contrastando la loro nuova tattica. Gli operatori russi che dispongono serie di droni in fibra ottica in imboscata per colpire la fanteria ucraina vedono quindi i loro sforzi sempre più compromessi, mentre i droni ucraini pattugliano cielo e terreno per eliminare queste potenziali minacce.

Nel complesso, la guerra non è più soltanto esseri umani che usano macchine, ma macchine che si contendono attivamente il controllo del campo di battaglia. In Ucraina, gli scontri tra droni stanno diventando routine, con gli operatori che restano relativamente lontani dal pericolo. Con l’aumento delle perdite e la difficoltà crescente nel sostituire il personale, la capacità di innovare, integrare e superare i sistemi robotici del nemico sta diventando uno dei fattori più decisivi del conflitto.

Spinta da questa necessità, la coordinazione robotica ucraina determina sempre più spesso gli scontri prima ancora che i soldati entrino in combattimento, preservando non solo vite ucraine ma anche compensando il vantaggio numerico russo in termini di manodopera.


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