L’Unione Europea si muove verso un divieto totale di esportazioni mentre l’applicazione delle regole si intensifica.
Il regime sanzionatorio dell’Europa sul petrolio russo entra in una fase di credibilità, in cui il divario tra autorità legale e applicazione effettiva diventa impossibile da ignorare. Ciò che una volta funzionava come modello di deterrenza attraverso la conformità ora dipende quasi interamente dalla disponibilità degli Stati ad accettare i costi politici e legali di azioni in mare. Strozzature marittime, regimi assicurativi e dipendenze dai servizi offrono all’Europa un leverage strutturale che esisteva da tempo sulla carta ma era rimasto poco utilizzato nella pratica. Man mano che la Russia si adatta concentrando le esportazioni su rotte prevedibili e facendo affidamento su reti di trasporto ombra, l’efficacia delle misure parziali si erosiona costantemente. Ciò crea un dilemma strategico: o l’applicazione diventa routine, oppure l’intero quadro rischia di essere percepito come simbolico. In questo contesto, il dibattito politico attuale segnala uno spostamento dalla gestione della conformità all’imposizione di una scelta binaria tra azione e violazione aperta.

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