BUONE NOTIZIE. La guerra ha preso una brutta piega per Putin e inizia il panico

Aug 31, 2026
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Oggi le notizie di maggior rilievo giungono dalla Federazione Russa.

Vladimir Putin versa in uno stato di forte apprensione riguardo ai possibili scenari di conclusione del conflitto; a riprova di ciò, il leader del Cremlino avrebbe confidato ai suoi collaboratori più stretti che un'interruzione delle ostilità alle condizioni attuali potrebbe esporlo al rischio di destituzione e incriminazione, in quanto sancirebbe una delle sconfitte militari più disastrose per la Russia da diversi secoli a questa parte. Anziché ricercare una via d'uscita negoziale dal conflitto, il vertice politico-militare moscovita appare determinato a conseguire almeno un obiettivo strategico prioritario: il controllo integrale dell'oblast di Donetsk. Per Putin, la cessazione delle operazioni belliche senza il raggiungimento di questo traguardo minimo produrrebbe conseguenze esiziali sul piano politico e personale. Tali timori trovano peraltro un preciso riscontro nei precedenti storici, giacché sia l'Impero Russo sia l'Unione Sovietica sono andati incontro al definitivo collasso istituzionale a seguito di fallimentari campagne militari d'oltremare, su tutte il primo conflitto mondiale e l'intervento in Afghanistan.

È proprio in virtù di tali premesse che la leadership russa ha impartito al proprio dispositivo militare l'ordine tassativo di raggiungere i confini amministrativi degli oblast di Donetsk e Luhansk entro il 31 dicembre. Tuttavia, persino i comandi di vertice delle forze armate russe ritengono tale scadenza operativa del tutto irrealistica, al punto da sollecitare un differimento del termine al 31 marzo. Si tratta già del quindicesimo ultimatum temporale fissato da Mosca per il conseguimento degli obiettivi territoriali nel Donbas: un chiaro indicatore del profondo scarto esistente tra i risultati tattici del contingente al fronte e i decreti strategici pretesi dal Cremlino.

Sulla base dei ritmi di avanzamento registrati nel corso dell'ultimo triennio, per completare l'occupazione della quota restante del Donbas occorreranno a Putin almeno altri due o tre anni. Quand'anche le forze russe riuscissero a conquistare le roccaforti urbane maggiormente fortificate dell'area, vale a dire Sloviansk e Kramatorsk, le truppe di Mosca si troverebbero a dover affrontare un articolato sistema difensivo multilivello di concezione moderna, predisposto specificamente per usurare e rallentare i reparti avanzanti.

Per di più, Kyiv ha già adeguato la propria dottrina difensiva alla decisione di Putin di concentrare la quasi totalità delle risorse strategiche e materiali russe nel settore del Donbas. Gli analisti delle fonti aperte russe osservano con manifesta preoccupazione le sostanziali ristrutturazioni ai vertici delle Forze Armate Ucraine, a partire dalavvicendamento alla testa dello Stato Maggiore: il Generale Oleksandr Syrskyi è stato infatti sostituito dal Generale Mykhailo Drapatyi, comandante formatosi sul campo attraverso l'intera gerarchia militare da soldato di truppa a generale. Parallelamente, la guida del Ministero della Difesa è stata affidata al Generale Evgeniy Khamara.

Al contempo, il fronte sotto controllo ucraino nella regione di Donetsk è stato riorganizzato in due grandi raggruppamenti operativi strategici. Il raggruppamento settentrionale del Donbas, costituito da diversi corpi d'armata e unità di supporto d'aderenza, è stato posto sotto il comando di Andriy Biletsky, già alla guida del 3° Corpo d'Armata. Il raggruppamento meridionale, anch'esso composto da più corpi d'armata e reparti di manovra contingenti, è stato affidato al Comandante del Corpo d'Armata della Guardia Nazionale Azov, Denys Prokopenko. Biletsky e Prokopenko figurano tra gli ufficiali di maggiore esperienza e prestigio delle forze armate ucraine, avendo entrambi consolidato il proprio percorso di comando all'interno delle formazioni Azov. I due ufficiali sono passati dalla guida di singole brigate (circa 4.000 effettivi) al comando di complessi di brigata da circa 20.000 uomini, fino ad assumere la direzione di raggruppamenti multicorpo la cui consistenza numerica varia tra i 40.000 e i 60.000 combattenti ciascuno.

Tali grandi unità manovrate sono state schierate in quello che si è confermato essere il settore di primaria rilevanza strategica dell'intero teatro bellico, laddove si prevede che la Federazione Russa concentrerà la totalità del proprio potenziale offensivo residuo. Il loro compito prioritario risiede nella difesa dei centri urbani fortificati di Sloviansk e Kramatorsk, nonché nella stabilizzazione delle linee difensive di nuova costruzione tracciate lungo il Donbas. La portata di tale riassetto strutturale sta già destando forte sconcerto tra gli analisti militari russi, i quali evidenziano come le probabilità di conseguire una penetrazione operativa a danno delle ridotte difensive ucraine così consolidate siano estremamente limitate. Piuttosto, gli esperti moscoviti temono che i nuovi raggruppamenti ucraini siano in grado di assorbire la spinta d'urto dell'offensiva russa, infliggendo perdite elevate ed esaurendo progressivamente le capacità fisiche e materiali delle truppe attaccanti.

In ultima analisi, il problema di fondo per Putin risiede nel fatto che il fattore tempo gioca a suo sfavore: ogni ulteriore sforzo offensivo consuma risorse umane e materiali ingenti senza offrire alcuna garanzia di un esito risolutivo. Per l'Ucraina non è strettamente necessario conseguire una vittoria militare schiacciante sul campo; è sufficiente impedire uno sfondamento strategico per un tempo adeguato a rendere gli spaventosi costi della guerra insostenibili per l'economia e la tenuta sociale della Russia. Ciò trasforma l'imposizione di scadenze temporali da parte di Putin in una pericolosa trappola strategica: con l'ulteriore deteriorarsi della situazione tattica al fronte, l'angoscia del leader del Cremlino per la propria incolumità fisica e politica è destinata inesorabilmente ad aumentare.

04:54

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