Oggi le notizie più rilevanti giungono dall'Ecuador.
Mentre l’attenzione globale è focalizzata sull’Iran, un’ulteriore escalation armata si sta delineando nel contesto della guerra globale alla droga dichiarata dagli Stati Uniti, presentata come un colpo decisivo alle reti del narcotraffico. Tuttavia, l'azione militare congiunta tra Stati Uniti ed Ecuador rivela un esperimento strategico più profondo che trascende gli obiettivi formalmente dichiarati.

Gli Stati Uniti e l'Ecuador hanno avviato un attacco combinato contro i cartelli della droga ecuadoriani. Formalmente, si tratta di un'espansione dell'operazione statunitense Southern Spear, che è ora passata da ruoli di sorveglianza e consulenza a un'operazione militare coordinata con l'Ecuador.

L'Ecuador ha schierato circa 10.000 truppe, mentre gli Stati Uniti forniscono intelligence, guerra elettronica e supporto aereo. Sebbene gli Stati Uniti affermino che il proprio personale non partecipi direttamente ai combattimenti, la portata del loro coinvolgimento in questa regione è senza precedenti.

L'obiettivo dichiarato era il degradamento delle reti dei cartelli nella regione, prendendo di mira specificamente la loro logistica, l'arsenale di armi e i narcotici finiti. Nello specifico, il focus dell'operazione è sui corridoi della droga della costa occidentale nelle province di Guayas, Los Rios, Manabi ed El Oro, che fungono da principali rotte di uscita per l'80 per cento delle spedizioni di cocaina dirette verso i mercati internazionali.

La logica strategica dei due paesi è differente: per l'Ecuador, l'operazione è una risposta all'escalation di violenza nel paese e alla crescente erosione dell'autorità statale nelle città portuali. Il presidente ecuadoriano Daniel Noboa è sotto pressione per dimostrare progressi tangibili sulla sicurezza, e questa campagna congiunta gli consente di segnalare un'azione decisiva.

Per gli Stati Uniti, l'operazione si allinea con la guerra alla droga recentemente dichiarata, già visibile con le azioni di escalation contro i cartelli in Messico e Venezuela. Gli Stati Uniti trattano ora i cartelli come minacce terroristiche, il che consente un coinvolgimento più profondo delle unità antiterrorismo e azioni più severe senza l'approvazione del Congresso degli Stati Uniti. Questo approccio consente all'amministrazione di testare una nuova dottrina che fonde antiterrorismo e contrasto al narcotraffico, utilizzando l'Ecuador come terreno di prova.

Il piano operativo congiunto si è basato su una chiara divisione delle responsabilità, con le forze ecuadoriane incaricate di condurre i raid mentre gli Stati Uniti fornivano supporto diretto. A tal fine, gli Stati Uniti hanno dispiegato droni MQ-9 Reaper che offrono una sorveglianza costante e consentono di condurre attacchi di precisione, formalmente approvati dall'Ecuador.


Gli Stati Uniti hanno anche schierato elicotteri Black Hawk, che supportano il rapido movimento delle unità ecuadoriane attraverso l'impervio terreno montuoso.

Nel frattempo, gli Stati Uniti utilizzano i velivoli per la guerra elettronica EA-18G Growler operanti da Porto Rico per sopprimere le comunicazioni dei cartelli e proteggere la propria aviazione dai sistemi di difesa aerea portatili sempre più presenti nelle mani dei signori della droga del sud.


Infine, le forze per le operazioni speciali degli Stati Uniti hanno agito come coordinatori sul campo, assicurando che le unità ecuadoriane potessero integrare l'intelligence in tempo reale nei loro movimenti.

L'operazione si è svolta in diverse sequenze. La fase iniziale si è concentrata sulla limitazione dei movimenti dei cartelli attraverso un coprifuoco di 5 giorni, complicando le operazioni dei narcotrafficanti. In combinazione con la sorveglianza dei droni e l'intelligence, ciò ha aiutato a identificare i siti di stoccaggio e le grandi concentrazioni di forze dei cartelli.

La fase successiva è consistita in rapidi raid da parte delle unità ecuadoriane sulla base delle informazioni raccolte, supportati dagli elicotteri statunitensi e da aggiornamenti di intelligence in tempo reale. La rapidità e la portata combinata dell'operazione hanno colto di sorpresa le unità dei cartelli, lasciandole in grado di opporre solo una resistenza sporadica nonostante il loro significativo arsenale. Le unità d'assalto ecuadoriane hanno anche inseguito le unità dei cartelli in ritirata, adattando i percorsi con l'intelligence statunitense in tempo reale, consentendo loro di colpire posizioni secondarie che il cartello utilizzava per ritirarsi e riorganizzarsi.

Infine, le forze ecuadoriane hanno iniziato a presidiare le aree bonificate per impedire agli elementi dispersi del cartello di riprendere il controllo dopo la fine dell'operazione.

Di conseguenza, le autorità ecuadoriane hanno effettuato oltre 400 fermi e sequestrato numerose armi, tra cui granate a frammentazione, fucili a canna lunga e ordigni esplosivi improvvisati, oltre a 1,9 tonnellate di narcotici. Sebbene le autorità non abbiano reso note le cifre esatte delle vittime, l'operazione avrebbe interrotto l'attività di traffico in corso, negato ai cartelli l'accesso a determinate strutture e costretto i membri sopravvissuti a disperdersi in massa dalle posizioni precedentemente stabilite.

Complessivamente, l'operazione segna una significativa escalation nel modo in cui gli Stati Uniti approcciano la guerra alla droga, reinquadrandola come antiterrorismo e aumentando il coinvolgimento diretto negli stati partner. Per l'Ecuador, la campagna offre vantaggi a breve termine nel controllo territoriale e nella stabilità politica, ma aumenta anche la dipendenza a lungo termine dai programmi militari statunitensi. I successi tattici ottenuti finora non affrontano i pilastri strutturali del potere dei cartelli, e la durata di questi risultati dipenderà dalla capacità dell'Ecuador di mantenere la pressione senza un continuo supporto straniero. L'evoluzione di questa operazione indicherà se essa diventerà una formula replicabile per le future azioni degli Stati Uniti nella propria sfera di influenza, o solo una risposta singolare all'attuale crisi di sicurezza dell'Ecuador.


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