FOLLIA: 130.000 civili prendono d'assalto il confine sud russo per fuggire dal Paese

Sep 1, 2026
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Oggi le notizie di maggior rilievo giungono dalla Federazione Russa.

Un contingente record di centotredicimila cittadini russi ha varcato il confine meridionale per rifugiarsi in Georgia, spinto dal rapido diffondersi del timore di una nuova mobilitazione di massa.

L'apprensione della popolazione stimola il flusso migratorio a causa di fughe di notizie, preparativi logistici tangibili e dichiarazioni ufficiali che convergono verso l'imminenza di una vasta campagna di reclutamento. Secondo le valutazioni dell'intelligence militare ucraina, la presidenza russa intende intensificare la coscrizione all'indomani delle elezioni per la Duma di Stato previste a settembre, benché il Cremlino continui a smentire categoricamente qualsiasi piano in tal senso.

Analisti militari russi segnalano inoltre che gli apparati statali stanno predisponendo il blocco della rete internet subito dopo la tornata elettorale, con l'obiettivo di contenere il panico sociale, limitare la diffusione di filmati relativi alla coscrizione e ostacolare lo scambio di informazioni tra cittadini sul nuovo richiamo alle armi. I blogger militari russi si spingono oltre, stimando che tra il duemilaventisei e il duemilaventisette la leva forzata potrebbe coinvolgere fino a un milione e duecentomila uomini. Le speculazioni hanno tratto ulteriore alimento quando il generale dell'esercito e deputato della Duma Andrej Gurulëv ha rivelato su Telegram l'avvio dei preparativi per una mobilitazione autunnale. Nonostante la successiva smentita, in cui il parlamentare ha attribuito l'affermazione a un presunto attacco informatico al proprio profilo, le sue parole hanno rafforzato il convincimento che la macchina statale stia muovendosi nell'ombra.

A conferma dei preparativi in atto, il Cremlino sta conducendo esercitazioni di mobilitazione per testare la capacità di assorbimento e addestramento rapido di imponenti scaglioni di reclute. Nel quadro di tali manovre, le infrastrutture dei poligoni militari vengono adeguate per ospitare decine di migliaia di coscritti destinati a corsi di formazione accelerata prima dell'invio al fronte. Secondo il Centro per gli Studi Strategici e Politici, la presidenza russa sta contestualmente preparando la Guardia Nazionale (Rosgvardija) a sedare eventuali disordini interni legati alla coscrizione generale. Si tratta di un indicatore critico, considerati i violenti scontri registrati nel duemilaventidue durante la mobilitazione di trecentomila uomini, dinamiche che il Cremlino intende neutralizzare sul nascere per preservare la stabilità interna della Federazione.

La necessità di ricorrere alla mobilitazione forzata deriva dal fatto che i lauti incentivi finanziari non sono più sufficienti ad attirare un numero adeguato di volontari. Di conseguenza, il reclutamento volontario ha subito una contrazione costante nel corso dell'anno, determinando un assottigliamento mensile degli organici nell'ordine di migliaia di effettivi. Dati elaborati dall'intelligence NATO indicano che nel primo trimestre il tasso di arruolamento è sceso a circa ottocento unità al giorno, una quota insufficiente a compensare le perdite al fronte, stimate nell'ordine di millequattrocento soldati al giorno. Pur a fronte di perdite ingenti, Mosca conserva un vantaggio numerico nei confronti dell'Ucraina, anch'essa alle prese con una carenza strutturale di personale. Il Cremlino ritiene pertanto che l'immissione di centinaia di migliaia di nuovi uomini rappresenti il fattore determinante per trasformare la superiorità numerica in uno sfondamento tattico. L'obiettivo consiste nel generare forze sufficienti a travolgere le linee difensive ucraine, occupare la porzione del Donbass sotto controllo di Kyïv e mantenere la spinta offensiva negli altri settori. Tuttavia, un simile incremento numerico comporta una crescita esponenziale dei fabbisogni logistici, destinata a gravare su catene di approvvigionamento già messe a dura prova dai raid a medio raggio delle forze ucraine. Proiettare al fronte centinaia di migliaia di uomini senza unadeguata sostenibilità logistica rischia di tradursi in un tasso di attrito ancora più elevato.

Per sottrarsi all'invio al fronte, oltre centomila cittadini russi hanno già optato per l'espatrio. Durante la mobilitazione parziale del duemilaventidue, si stimò la fuga di circa un milione di persone. Tale precedente suggerisce che l'avvio di una nuova campagna conscrittiva provocherà un ulteriore ed imponente esodo della popolazione, destinato a superare di gran lunga la quota attuale dei centodiecimila espatriati.

In definitiva, di fronte all'inaridimento del flusso di volontari, il Cremlino si trova costretto a scegliere tra una misura politicamente impopolare come la coscrizione forzata e il rallentamento delle operazioni offensive. Parallelamente, la fuga in massa della forza lavoro sottrarrà risorse all'economia, accentuando le fragilità interne. Il ricorso alla mobilitazione finirebbe così per rafforzare l'apparato militare russo al prezzo di un progressivo indebolimento strutturale dello Stato.

04:55

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