Oggi arrivano aggiornamenti interessanti dalla Groenlandia.
Qui, a seguito della tesa contesa tra Stati Uniti ed Europa sull’isola, territorio autonomo della Danimarca, i russi hanno cominciato a celebrare la potenziale autodistruzione della Nato. Tuttavia, la loro gioia prematura è presto svanita, trasformandosi in shock, poiché l’intera controversia sulla Groenlandia si è rivelata un’esca costruita ad arte.

Gli analisti militari russi hanno appena iniziato a lanciare l’allarme, sostenendo che il dibattito occidentale sulla Groenlandia fosse una distrazione strategica deliberata, utile a legittimare la militarizzazione della regione minimizzando al contempo il controllo da parte di concorrenti esterni come la Russia. Hanno espresso preoccupazione sul fatto che la Nato stia cercando di chiudere l’ultimo corridoio rimasto che permette alla Russia di sostenere la sua economia della cosiddetta “shadow fleet”, a seguito della crescente pressione delle nazioni occidentali e dell’Ucraina sulle rotte attraverso il Mar Nero e il Mar Baltico.

Questo contraddice la linea ufficiale di Mosca, che interpreta l’episodio come prova della disunità occidentale e vantaggioso per gli interessi strategici russi. I funzionari russi lo valutano come una frattura strategica tra Europa e Stati Uniti, che potrebbe potenzialmente portare persino alla disgregazione della Nato.

A sostegno della loro teoria, gli analisti russi hanno citato l’annuncio del presidente Trump sulle tariffe previste dopo i colloqui programmati, ridimensionando la minaccia economica reale a favore di uno strumento coercitivo volto a forzare una discussione della Nato a Davos. Il fatto che la questione sia stata rapidamente risolta durante i colloqui di Davos attraverso un accordo sull’espansione di basi e strutture militari ha rafforzato l’idea che la minaccia tariffaria fosse più opportunistica che sostanziale.

Di conseguenza, la Russia si trova di fronte alla prospettiva che la sua Rotta Marittima del Nord venga effettivamente limitata da una presenza Nato ampliata, guidata dalle forze americane in Groenlandia. Lo scorso anno, 103 viaggi ufficiali russi di transito sono passati da qui, trasportando circa 3,2 milioni di tonnellate di merci, mentre circa 100 navi della “shadow fleet” sanzionate hanno utilizzato la stessa rotta. Se questa via dovesse passare sotto stretto controllo Nato, verrebbero interrotti gli accessi dei tanker della shadow fleet, tagliando un corridoio critico per il quale la Russia non ha alternative praticabili.

Ai volumi attuali, il blocco di questi petroliere interromperebbe il 10-15% delle esportazioni di petrolio russo via mare verso l’Asia.

Una chiusura completa della Rotta Marittima del Nord comprometterebbe significativamente la strategia artica della Russia, che integra sviluppo economico, sicurezza militare e proiezione di potenza globale. La rotta supporta la logistica della Flotta del Nord, comprese le pattuglie sottomarine, e la sua negazione esporrebbe vulnerabilità critiche alla pressione della Nato. Strategicamente, la Russia mira a stabilire quest’area come alternativa globale per il trasporto marittimo, sfruttando l’accesso a circa il 13% del petrolio mondiale ancora non scoperto e al 30% del gas naturale. Una maggiore presenza americana in Groenlandia rallenterebbe queste ambizioni, danneggiando sia i ricavi attuali della Russia sia la sua influenza geopolitica a lungo termine.

Con gli Stati Uniti che continuano a imbarcare e confiscare petroliere nell’Oceano Atlantico e minacciano ora i porti artici russi, l’Europa che stringe il controllo sugli accessi ai porti del Mar Baltico e le operazioni persistenti di droni ucraini che colpiscono i porti russi del Mar Nero, si sta già delineando un quadro di contenimento marittimo de facto. Complessivamente, queste misure stanno disturbando circa il 60% del commercio marittimo russo, compreso circa l’80% delle esportazioni di petrolio, con perdite stimate intorno ai 300 milioni di dollari al giorno se si arrivasse a un blocco completo di questi tre punti.

La Groenlandia potrebbe rappresentare l’ultimo elemento necessario per esercitare una pressione efficace sui tre principali porti occidentali della Russia e per limitare le rotte utilizzate dalla shadow fleet sanzionata. All’interno delle discussioni della Nato, le proposte avrebbero incluso la concessione agli Stati Uniti di una base militare sovrana su parti della Groenlandia per il dispiegamento di ulteriori basi, insieme ad altri paesi Nato, in analogia allo status delle basi britanniche a Cipro. Un simile accordo rispetterebbe la sovranità danese, espandendo al contempo l’attività militare dei paesi Nato e la possibilità di esercitare il controllo su aree designate a scopi militari. Il quadro più ampio includerebbe lo sviluppo congiunto delle risorse, il dispiegamento di elementi del sistema di difesa aerea Golden Dome che gli Stati Uniti intendono costruire e misure volte a contrastare l’influenza economica o militare di Russia e Cina nella regione.

In definitiva, la posizione strategica della Groenlandia giocherà un ruolo chiave nel contenimento del commercio marittimo russo, tracciando, contrastando e potenzialmente bloccando l’ultima rotta sicura dei tanker della shadow fleet, compromettendo non solo il finanziamento della guerra russa ma l’intero sistema economico. Inoltre, le ambizioni artiche della Russia saranno messe alla prova e Mosca dovrà accettarlo silenziosamente, poiché non dispone dei mezzi per rispondere efficacemente a una spinta decisa da parte dell’Occidente.


.jpg)








Commenti