Il sei settembre, il mercantile di bandiera russa Lady Maria è stato oggetto di ripetuti attacchi condotti tramite droni mentre navigava nel Mediterraneo nei pressi di Creta. Rilievi video mostrano diversi droni rilasciare ordigni sull'imbarcazione, provocando un principio di incendio sul ponte di coperta. La nave era salpata da Orano, in Algeria, ed era dichiaratamente diretta verso la Siria.

La Lady Maria è riconducibile alla compagnia russa MG Flot ed è sottoposta a sanzioni sia da parte degli Stati Uniti sia dell'Ucraina. L'intelligence militare di Kyiv individua il mercantile come un vettore impiegato nel trasporto di materiale bellico e armamenti per conto di Mosca, in particolare lungo la rotta Novorossijsk-Tartus. La matrice dell'attacco non è stata confermata ufficialmente; tuttavia, diverse fonti di intelligence attribuiscono l'azione a droni ucraini, ipotizzando che il lancio sia avvenuto dal territorio libico. Se confermato, l'episodio indicherebbe che l'Ucraina ha sviluppato la capacità di proiettare droni dalla Libia, ponendo il naviglio collegato alla Russia all'interno del raggio d'azione operativo nel bacino del Mediterraneo.

Le notizie relative al raid contro la Lady Maria assumono una rilevanza ancora maggiore se correlate alle precedenti indiscrezioni sulla presenza di personale militare ucraino nella Libia occidentale. Nel mese di aprile, l'emittente francese RFI ha riferito che oltre duecento tra ufficiali e specialisti ucraini stavano operando in tre distinte installazioni in virtù di un intesa con il governo di Tripoli. I siti individuati si troverebbero a Misurata, Tripoli e Zawiya. La maggior parte del personale risulterebbe dislocata nelle infrastrutture di Misurata, mentre il sito nei pressi di Zawiya è stato descritto come attrezzato per il lancio di droni aerei e navali. La collocazione geografica è altamente strategica, poichè Zawiya sorge direttamente sulla costa mediterranea libica, a circa cinquanta chilometri a ovest di Tripoli. Una simile base garantirebbe agli operatori ucraini un accesso diretto al bacino mediterraneo senza la necessità di far decollare i vettori dal territorio nazionale. Non si tratterebbe del primo attacco di questo tipo, in quanto autorità libiche avrebbero già collegato il raid di marzo contro la gassiera Arctic Metagaz a elementi operativi ucraini di base a Tripoli.

Nel dicembre duemilaventicinque, l'SBU ucraino ha colpito nel Mediterraneo la Qendil, una petroliera della cosiddetta flotta ombra riconducibile a interessi russi, a oltre duemila chilometri di distanza dai confini ucraini. I servizi di Kyiv hanno dichiarato che il mercantile ha riportato danni strutturali critici che ne hanno compromesso l'operatività, segnando il primo attacco noto condotto dall'Ucraina contro la flotta ombra nel Mediterraneo. Pochi mesi più tardi, un altro vettore legato a Mosca è stato colpito al largo delle coste libiche. Nel marzo 2026, la gassiera LNG Arctic Metagaz ha subito gravi danni a seguito di un attacco che la Russia ha attribuito a droni navali ucraini. Nonostante l'assenza di una rivendicazione ufficiale da parte di Kyiv, funzionari libici hanno successivamente dichiarato all'agenzia AP che l'azione era stata sferrata da operativi ucraini posizionati in un'installazione a Tripoli. Considerati nel loro insieme, gli attacchi alla Qendil, alla Arctic Metagaz e alla Lady Maria delineano una campagna progressiva in cui le azioni ucraine contro il traffico marittimo riconducibile alla Russia si manifestano con sistematicità nel bacino mediterraneo.

La Libia rappresenta un elemento chiave poichè potrebbe offrire all'Ucraina una nuova piattaforma logistica e d'attacco nettamente più vicina alle rotte commerciali russe. Dalla cirenaica o dalla tripolitania occidentale, i droni non dovrebbero più percorrere migliaia di chilometri dal territorio ucraino per raggiungere gli obiettivi nel Mediterraneo. Ciò consentirebbe agli operatori di Kyiv di mantenere una presenza costante a ridosso delle linee di navigazione utilizzate da petroliere e mercantili russi, moltiplicando le opportunità di monitoraggio e ingaggio dei vettori in transito nella regione. Di conseguenza, sia le petroliere sia i mercantili sospettati di trasportare forniture militari si troverebbero esposti a una minaccia permanente anziché ad attacchi episodici. Mosca sarà costretta a riconsiderare la sicurezza di direttrici marittime finora ritenute relativamente sicure, rispondendo potenzialmente con l'innalzamento delle scorte armate, l'impiego di ulteriori assetti di sorveglianza o il reindirizzamento delle rotte lontano dalle coste libiche. Ognuna di queste opzioni aumenterà inevitabilmente i costi, la complessità e le tempistiche della catena logistica marittima russa. La presenza in Libia può quindi rendere il naviglio russo vulnerabile in acque dove il comando navale moscovita ipotizzava di poter operare a basso rischio.

In conclusione, la strutturazione di una rete di lancio ucraina in territorio libico potrebbe trasformare azioni puntuali contro il naviglio russo in una campagna d'interdizione continuativa contro il traffico marittimo nel Mediterraneo. La Russia si troverebbe costretta a proteggere o deviare le proprie navi lungo un quadrante marittimo estremamente esteso, anche in assenza di affondamenti diretti delle imbarcazioni. La costante minaccia asimmetrica rischia di intralciare i rifornimenti di armamenti e le esportazioni energetiche, incrementando i costi assicurativi, di sicurezza e logistici, e costringendo la marina russa a distogliere assetti per la scorta del traffico commerciale. Il risultato sarebbe una pressione strategica a largo raggio con cui l'Ucraina potrebbe depotenziare la logistica navale russa non necessariamente affondando ogni singola unità, ma rendendo l'utilizzo delle rotte marittime sempre più oneroso e complesso.



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