I Houthi hanno annunciato un blocco dei porti della Arabia Saudita. Il provvedimento fa seguito alla ripresa delle ostilità tra Stati Uniti e Iran, che ha nuovamente messo a rischio la navigazione attraverso lo stretto di Hormuz. Questa escalation ha spinto il movimento Ansar Allah ad estendere la minaccia al collo di bottiglia di Bab el-Mandeb nel momento strategicamente più critico per Riad.

L'annuncio del blocco ha trovato immediata attuazione operativa: due giorni dopo, i Houthi hanno preso di mira due petroliere saudite che avevano ignorato il divieto di transito. Le milizie yemenite hanno rivendicato l'impiego di missili balistici e droni, mentre le autorità saudite hanno confermato lo sviluppo di un incendio a bordo di una delle unità. Successivamente, i Houthi hanno dichiarato di aver condotto un ulteriore attacco contro la petroliera saudita NCC Ghazal, rei di non aver risposto ai segnali radio e di aver proseguito verso lo stretto. La nave ha poi effettuato un'inversione di rotta alterando la traiettoria, sebbene non vi siano conferme indipendenti circa un impatto diretto o danni strutturali. In un quadro analogo, due navi cinesi che trasportavano greggio saudita sono state inizialmente respinte a seguito degli avvertimenti emessi dai Houthi in prossimità dello stretto di Bab el-Mandeb, manovra che ha indotto entrambi i bastimenti a modificare la rotta; tuttavia, dopo aver ottenuto l'autorizzazione dai Houthi, le unità hanno attraversato lo stretto il giorno seguente. Tale modus operandi ricalca il sistema di controllo navale imposto da Teheran a Hormuz, dove il naviglio ritenuto non ostile ottiene un transito protetto a discapito delle altre merci. Ciò garantisce ai Houthi una capacità di condizionamento strategico sovrapponibile a quella iraniana, permettendo loro di stabilire quali vettori possano navigare in sicurezza e quali rimangano esposti ad attacchi.

L'Iran continua a sostenere la propria milizia procura fornendo droni e sistemi missilistici, consentendo ai Houthi di incrementare l'operatività nella regione. La campagna bellica avvantaggia Teheran incrementando la pressione politica e militare su Riad e Washington, garantendo al contempo al regime iraniano un margine di smentita plausibile. A questo scopo, i Houthi hanno sferrato attacchi diretti con droni e missili contro il territorio saudita, mirando specificamente alle infrastrutture portuali di Jazan e Yanbu. Rilevamenti satellitari hanno mostrato colonne di fumo in prossimità degli impianti petroliferi di Jazan e del terminal di Yanbu, pur in assenza di valutazioni definitive circa l'entità strutturale dei danni.

Nello specifico, il terminal di Yanbu costituisce un nodo nevralgico per le esportazioni petrolifere saudite, operando come uno dei due terminali occidentali dell'oleodotto Est-Ovest, infrastruttura concepita per bypassare lo stretto di Hormuz. Riad aveva sviluppato la direttrice di Yanbu proprio per affrancarsi dalla pressione geostrategica iraniana su Hormuz; ciononostante, la medesima rotta risulta ora condizionata da un secondo snodo critico controllato da forze alleate a Teheran. La via del Mar Rosso non è in grado di assorbire la totalità dei flussi di esportazione ordinari, pur garantendo una compensazione parziale della capacità perduta.

Questo nuovo blocco navale giunge all'indomani di un ulteriore ciclo di escalation tra Washington e Teheran, conseguente alla violazione da parte iraniana dell'accordo preliminare sottoscritto tra le due nazioni. Manifestando il proprio dissenso sui termini dell'intesa, l'Iran ha ripreso a colpire il traffico marittimo nello stretto di Hormuz, innescando lo scambio missilistico bilaterale trattato nella precedente analisi. Gli attacchi Houthi aprono dunque un secondo fronte bellico contro la monarchia saudita, principale alleato degli Stati Uniti nell'area, consentendo a Teheran di declinare ogni responsabilità diretta nell'escalation. La Casa Bianca ha tuttavia ribadito che riterrà l'Iran direttamente responsabile delle azioni condotte dai Houthi, esigendo la cessazione immediata delle ostilità e minacciando rappresaglie militari in caso di prosecuzione della campagna.

Nel complesso, gli attacchi e il blocco navale imposti dai Houthi contro le navi e i porti sauditi creano un secondo choke point controllato proprio mentre Riad tenta di eludere la rotta di Hormuz. Sebbene la monarchia saudita rimanga il soggetto maggiormente colpito, il cumulo dei rischi di navigazione tra Hormuz e Bab el-Mandeb sta provocando una nuova impennata dei prezzi del greggio a livello globale, vanificando gli sforzi di contenimento finanziario promossi dagli Stati Uniti dopo la chiusura di Hormuz. Washington e Riad si trovano ora di fronte a scelte strategiche complesse sulla risposta da adottare: un'opzione negoziale ridurrebbe il rischio immediato ma concederebbe ai Houthi un rilevante potere di ricatto politico su una rotta vitale per gli Stati del Golfo; per contro, l'organizzazione di convogli scortati impegnerebbe risorse navali già fortemente sollecitate. La ripresa di raid aerei massicci appare la risposta di maggiore deterrenza, ma graverebbe ulteriormente sulle scorte americane di missili intercettori e munizionamento di precisione, già intaccate dal prolungato confronto con l'Iran.



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