La Turchia si unisce all'Ucraina e attacca la Russia per vendicare le sue navi

Jun 19, 2026
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In questo video analizzeremo il crescente coinvolgimento della Turchia nella lotta contro la Russia.

In questo quadrante, Ankara sta superando la sua storica postura di neutralità, mentre Mosca accusa il governo turco di coadiuvare l'Ucraina nel trasformare il Mar Nero in un nuovo teatro scontro diretto contro la Federazione Russa. Per il Cremlino questo scenario si sta configurando come un incubo silente: a seguito dei raid russi contro il naviglio commerciale di proprietà turca, Ankara sta rinsaldando l'asse con Kiev e si appresta a sanzionare Mosca nello scacchiere marittimo.

Il primo segnale d'allarme è giunto direttamente da Mosca, quando fonti ufficiali russe hanno iniziato ad accusare la Turchia di fornire supporto operativo all'Ucraina nel bacino del Mar Nero. L'atto d'accusa si è concentrato sulle attività di pattugliamento aereo condotte dai vettori turchi nella regione, che la Russia ha inquadrato come propedeutiche alle ostilità navali. Con tale affermazione, Mosca ha modificato la propria retorica diplomatica nei confronti di Ankara, delineando la Turchia come parte integrante della campagna volta a minare la sicurezza della navigazione russa nel Mar Nero.

Tale preoccupazione scaturisce dalla comprovata capacità dell'Ucraina di interdire la libertà di manovra russa nel Mar Nero, compromettendone i dispositivi di protezione. Le forze ucraine hanno ripetutamente preso di mira gli assetti navali, esercitato pressione sulle rotte commerciali russe e minacciato i corridoi marittimi utilizzati da Mosca per connettere la Crimea con le proprie retrovie costiere. L'obiettivo operativo è intercettare le unità navali, le scorte e i vettori logistici russi mentre transitano nei settori più esposti del bacino. Qualsiasi ulteriore concorso informativo nella localizzazione di tali movimenti offrirebbe a Kiev maggiori opportunità di ingaggiare i bersagli prima che raggiungano aree sicure.

Questa accusa si inserisce in una fase in cui la Turchia stava già progressivamente abbandonando la sua tradizionale politica pendolare tra la Russia e l'Occidente. Per anni, Ankara ha mantenuto canali commerciali attivi con Mosca, preservando al contempo la propria posizione in seno alla Nato e ampi margini di manovra nel Mar Nero. Questo equilibrio si sta ora alterando, come confermato dal reiterato non riconoscimento da parte turca dell'annessione russa della Crimea e dalla contrazione delle importazioni di greggio russo Urals, passate dai trecentomila barili al giorno dello scorso anno ai circa centosessantamila barili giornalieri di questo maggio. Anche le relazioni con Washington registrano un miglioramento dopo anni di attriti legati all'acquisizione turca del sistema di difesa aerea russo S-400, che aveva determinato l'imposizione di sanzioni statunitensi e l'esclusione di Ankara dal programma F-35. Attualmente, i negoziati per la fornitura di caccia F-16 sono ripresi e funzionari statunitensi valutano persino il possibile reintegro della Turchia nel programma F-35.

La pressione esercitata dalla Russia sulla Turchia era già trascesa l'ambito puramente retorico prima della formulazione di tali addebiti. Verso la fine di maggio, le forze russe hanno colpito la nave da carico secco ANT, di proprietà turca, mentre navigava dalla regione di Odesa verso le coste turche, provocando un incendio a bordo e il ferimento di due membri dell'equipaggio. La successiva accusa formulata contro i velivoli da pattugliamento turchi ha quindi offerto a Mosca un espediente per giustificare una condotta coercitiva già in atto. Presentando l'attività di Ankara come componente della campagna marittima ucraina, la Russia ha tentato di confondere deliberatamente la distinzione tra il naviglio mercantile legato alla Turchia e il più ampio contesto del conflitto navale.

Tale postura coercitiva comporta elevati rischi strategici, poiché la Turchia non rappresenta un attore geopolitico che la Russia possa condizionare al pari di altri stati costieri del Mar Nero. Ankara detiene il controllo esclusivo degli stretti che collegano il Mar Nero al Mediterraneo, esercitando un'influenza determinante sui flussi in entrata e in uscita dalla regione. La Turchia dispone inoltre di proiezioni di potenza navale e aerea in grado di coprire l'intero bacino, come evidenziato dalle recenti esercitazioni "Mavi Vatan" (Patria Blu), che hanno visto l'impiego coordinato di fregate, sottomarini, velivoli da pattugliamento, droni e sistemi navali d'attacco senza pilota. Qualora Ankara decidesse di allineare anche solo parzialmente tale potenziale ai fini dello sforzo bellico ucraino, la Russia si troverebbe esposta a un incremento delle attività di sorveglianza, a una maggiore pressione di sistemi d'arma pilotati in remoto e a un rischio sistemico per ogni movimento navale nel Mar Nero. Mosca non dovrebbe più fronteggiare unicamente la minaccia proveniente dalla fascia costiera ucraina, ma l'opposizione di una rilevante potenza della Nato che presidia la porta d'accesso meridionale del bacino.

Nel complesso, la Russia sta incorrendo in un grave errore di calcolo strategico, poiché le logiche di pressione applicate con successo contro vicini militarmente più deboli non producono i medesimi effetti con la Turchia. Ankara vanta un proprio peso specifico militare, ambizioni regionali consolidate e una costante tradizione storica nel rispondere alle minacce esterne incrementando la propria leva negoziale anziché retrocedere. Se Mosca perseguirà nel tentativo di intimidire la Turchia attraverso accuse formali e attacchi al naviglio commerciale, spingerà inevitabilmente Ankara a una cooperazione più esplicita con l'Ucraina, vincolandosi a un confronto di difficile gestione. Nei prossimi mesi, il tentativo russo di dissuadere la Turchia dall'esercitare il proprio ruolo nel Mar Nero finirà per trasformare Ankara in una forza geopolitica decisamente più attiva e ostile a Mosca.

05:03

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