L'espansione russa in Madagascar minaccia una rotta commerciale globale

Jul 30, 2026
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A seguito di una serie di battute d'arresto subite nel continente africano, la Russia sta ora riorientando il proprio raggio d'azione verso il Madagascar nell'intento di consolidare una nuova testa di ponte strategica nella regione. Mosca sta rapidamente estendendo la propria influenza sul Paese e sulle arterie marittime di primaria importanza che solcano il bacino circostante. La nuova proiezione russa ha tratto impulso nell'ottobre duemilaventicinque, quando l'allora presidente malgascio Andry Rajoelina è stato deposto a seguito di vaste mobilitazioni giovanili, definite proteste della Gen Z in continuità con analoghe manifestazioni su scala globale. Poco dopo, la presidenza è stata assunta da Michel Randrianirina, comandante di un'unità militare d'élite. Con l'insediamento, Randrianirina ha impresso una svolta alla politica estera del Madagascar, instradando progressivamente il Paese verso un riavvicinamento a Mosca. Tale dinamica costituisce una netta rottura rispetto alla linea del precedente esecutivo, caratterizzata da una stretta cooperazione con la Francia. In questo contesto, la diplomazia russa sta capitalizzando il riassetto politico incitando le nuove autorità di Antananarivo a ridimensionare l'influenza francese e occidentale sul territorio, ampliando al contempo la presenza strategica di Mosca nell'isola.

La collocazione geografica del Madagascar conferisce al Paese una rilevanza che va ben oltre quella di un semplice Stato insulare. Il Canale di Mozambico, situato a ovest dell'isola, è solcato quotidianamente da centinaia di navi mercantili impiegate nel trasporto di ingenti volumi di idrocarburi dal Medio Oriente e dall'Africa meridionale verso i mercati europei e nordamericani. A seguito degli sviluppi bellici legati all'Iran e della crisi securitaria che ha investito lo stretto di Bab el-Mandeb e il Mar Rosso, il traffico marittimo lungo la rotta che circumnaviga l'estremità meridionale dell'Africa ha registrato un incremento del centododici per cento. Di conseguenza, il porto malgascio di Diego Suarez, posizionato all'intersezione tra il Canale di Mozambico e l'Oceano Indiano, è assurto a nodo strategico primario, diventando un obiettivo prioritario per gli interessi di Mosca. Nel quadro di questa proiezione, una delegazione russa si è recata presso l'infrastruttura portuale ad aprile al fine di valutare la fattibilità tecnica per lo stazionamento permanente di unità navali. L'eventuale accesso a questo scalo garantirebbe alla Russia un vantaggio tattico e operativo di rilievo nel settore del Canale di Mozambico. Mosca dispone di un articolato arsenale di missili antinave ad alte prestazioni, tra cui i vettori da crociera Kalibr, Oniks e Zircon, caratterizzati da raggii d'azione compresi tra i trecento e i mille chilometri. Attraverso il posizionamento di tali sistemi nello scalo di Diego Suarez, le forze russe sarebbero in grado di interdire il traffico navale commerciale dei Paesi occidentali e alleati in ingresso nel Canale di Mozambico dall'Oceano Indiano, ricalcando le dinamiche di pressione esercitate dall'Iran nello stretto di Hormuz mediante l'impiego di droni Shahed. Ciò consoliderebbe l'impronta militare e il posizionamento strategico della Russia su una direttrice marittima vitale per il commercio globale.

Al fine di blindare questa leva di condizionamento geopolitico, la Russia ha schierato contingenti dell'Africa Corps, già operativi al fianco delle autorità locali per il mantenimento dell'ordine pubblico e della sicurezza interna. Parallelamente, per rinsaldare il legame strategico con il governo di Antananarivo, Mosca ha fornito alle forze armate malgasce veicoli da combattimento della fanteria BMP-3, sistemi di difesa aerea portatili MANPADS e consistenti forniture di munizionamento. Contemporaneamente, gli istruttori dell'Africa Corps hanno avviato programmi di addestramento avanzato per il personale militare locale, focalizzati in particolare sulle operazioni con sistemi aeromobili a pilotaggio remoto. Tale assistenza tecnica genera una strutturale dipendenza tecnologica e dottrinale delle forze di difesa malgasce dagli apparati russi, garantendo a Mosca un'efficace leva di condizionamento sulle dinamiche politiche interne del Paese.

In concomitanza con le iniziative di natura militare, la Russia sta cercando di rafforzare la propria proiezione presso l'esecutivo malgascio attraverso strumenti di diplomazia umanitaria. Di recente, due violenti cicloni hanno colpito il Madagascar, provocando diffuse inondazioni nei centri urbani, la distruzione di migliaia di abitazioni e numerose vittime tra la popolazione. Di fronte alle difficoltà operative incontrate dal governo locale nella gestione dell'emergenza, Mosca è intervenuta trasferendo a titolo gratuito due elicotteri Mi-8 in configurazione non armata, autoveicoli tattici e attrezzature specializzate per il soccorso. Sebbene il Cremlino articoli tale intervento esclusivamente quale iniziativa di assistenza umanitaria, analisti e osservatori internazionali rilevano come Mosca stia strumentalizzando la gestione dei soccorsi per espandere la propria presenza militare e accreditarsi presso la popolazione locale sotto la copertura dell'aiuto alle popolazioni colpite.

La penetrazione in Madagascar risponde altresì al forte interesse strategico di Mosca per le risorse minerarie del Paese, dotato di cospicui giacimenti di nichel, cobalto, terre rare e oro. Di recente, la giunta governativa ha riattivato le procedure per il rilascio delle licenze estrattive per la totalità delle risorse minerarie, con la sola eccezione dei giacimenti auriferi. La Russia mira a sfruttare tale riapertura per posizionarsi quale partner estero prioritario in cambio di investimenti nel comparto estrattivo, delineando un canale di penetrazione politica e al contempo assicurandosi il controllo di materie prime critiche per le catene di fornitura globali. A questo scopo, Mosca ha già avviato azioni di pressione sul nuovo esecutivo di Antananarivo affinché rescinda i contratti e i partenariati industriali pendenti con le società minerarie occidentali.

Dall'analisi sistemica di tali direttrici emerge un quadro di forte criticità per gli equilibri di sicurezza globali. L'Iran, alleato strategico della Russia, mantiene da tempo la capacità di condizionare il transito nello stretto di Hormuz, esercitando una costante pressione sui flussi energetici mondiali. Contestualmente, le milizie Houthi, operando quali procuratori di Teheran, continuano a condurre attacchi contro il naviglio commerciale nel Mar Rosso, destabilizzando un'arteria marittima di primaria importanza. In questo scenario, l'eventuale radicamento di una presenza militare e d'influenza russa a lungo termine in Madagascar consentirebbe a Mosca di proiettare una capacità di interdizione analoga sul versante occidentale dell'Oceano Indiano. Di conseguenza, le principali rotte marittime di collegamento tra Oriente e Occidente ricadrebbero sotto l'influenza diretta o indiretta di Mosca e dei suoi alleati, configurando nuovi elementi di rischio per il commercio internazionale e per la sicurezza energetica delle nazioni occidentali.

Nel complesso, la traiettoria politica del Madagascar presenta evidenti analogie con i processi già osservati in Mali, Niger, Libia e Sudan, contesti in cui esecutivi militari fragili hanno stretto intese con la Russia per consolidare la propria tenuta al potere. Ciononostante, a fronte di sforzi protratti nel tempo, Mosca non è ancora riuscita a strutturare in tali Paesi un riassetto strategico permanente e privo di criticità. La riuscita dei piani russi in Madagascar dipenderà in misura determinante dalle scelte del nuovo governo, in un contesto in cui il Paese rimane fortemente dipendente dai flussi finanziari e commerciali occidentali. Qualora l'esecutivo malgascio dovesse formalizzare la cooperazione con la Russia in accordi di difesa strutturali a lungo termine, l'isola rischierebbe di incorrere in sanzioni da parte dei Paesi occidentali, con il conseguente innesco di una grave crisi economico-finanziaria. Tale eventualità evidenzia come anche in Madagascar il consolidamento dell'influenza russa rimanga un esito tutt'altro che scontato.

08:28

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