Oggi giungono importanti aggiornamenti dal Medio Oriente.
In seguito all'arrivo di truppe ucraine per il rafforzamento della difesa aerea locale, i rapporti indicano che il tasso di intercettazione dei droni iraniani è aumentato immediatamente in modo sostanziale. Lo spazio aereo sovrastante quattro stati del Golfo ha iniziato a chiudersi gradualmente, interrompendo le operazioni dell'Iran ed esacerbando la retorica di quest'ultimo contro l'Ucraina.

Recentemente, l'Ucraina ha inviato oltre 200 specialisti nella difesa contro i droni Shahed negli Emirati Arabi Uniti, in Qatar, in Arabia Saudita e in Kuwait. Il presidente ucraino Zelensky ha sottolineato come tali esperti abbiano già prodotto risultati concreti, fornendo sia competenze tecniche che supporto operativo, intercettando con successo i droni Shahed nell'area e limitando il vantaggio iraniano nell'impiego di droni economici per saturare le difese aeree locali.

Il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) ha invitato gli specialisti ucraini in Medio Oriente per fornire consulenza, nonostante le dichiarazioni pubbliche di Donald Trump che suggerivano l'inutilità di tale assistenza. Il personale è stato probabilmente schierato presso la base aerea di Al Dhafra, negli Emirati Arabi Uniti, che ospita il 380th Air Expeditionary Wing statunitense, responsabile per l'intelligence ad alta quota in ogni condizione meteorologica, la sorveglianza, il comando e controllo aviotrasportato e il rifornimento in volo, elementi cruciali per la campagna contro l'Iran.

In Qatar, la base aerea di Al Udeid rappresenta la più grande installazione militare statunitense in Medio Oriente, con circa 10.000 effettivi, e ospita il comando avanzato del Comando Centrale. La base funge inoltre da snodo critico per il comando, il controllo, la logistica, l'intelligence e la proiezione della potenza aerea, supportando assetti quali i bombardieri B-52 Stratofortress e B-1 Lancer, oltre ai caccia F-35, F-22 e F-16.

In Arabia Saudita, circa 2.300 soldati statunitensi sono di stanza in due basi aeree, concentrandosi principalmente sulla difesa aerea e missilistica e sul supporto agli aeromobili. Il Kuwait ospita una delle maggiori presenze militari statunitensi nella regione, con circa 13.500 unità presso Camp Arifjan, che funge da hub logistico, di supporto e comando, mentre la base aerea di Ali Al Salem opera principalmente come centro di trasporto aereo con velivoli C-130 e C-17.

Nonostante le vaste capacità, queste basi disponevano di difese dedicate limitate contro la minaccia dei droni iraniani, poiché i sistemi di protezione primari, come le batterie Patriot e THAAD, sono ottimizzati per l'intercettazione di missili piuttosto che per piccoli sistemi aerei a pilotaggio remoto. Ciò le ha rese vulnerabili nei primi giorni del conflitto, rendendo necessario il know-how ucraino.

Una volta schierati, gli specialisti ucraini sono rimasti scioccati dalle modalità di conduzione delle operazioni di difesa aerea in molte unità. Un incidente avvenuto all'inizio di marzo sopra il Kuwait, in cui tre velivoli F-15 sono stati abbattuti dal fuoco amico, è stato valutato dal personale ucraino come un caso di palese negligenza piuttosto che come un errore bellico inevitabile. Gli analisti attribuiscono questo fuoco amico in parte ai protocolli operativi in base ai quali gli equipaggi della difesa aerea abbandonano le postazioni durante gli attacchi, lasciando sistemi come le batterie Patriot in modalità automatica.

Al contrario, gli operatori ucraini rimangono ai loro posti anche in condizioni di rischio estremo, consentendo intercettazioni all'ultimo secondo che spesso determinano il successo o il fallimento della missione. Le forze ucraine hanno inoltre enfatizzato un uso più efficiente delle risorse di intercettazione. È stato osservato che le unità del Golfo e degli Stati Uniti hanno talvolta impiegato missili Patriot, dal costo minimo di 3 milioni di dollari, o intercettori SM-6 lanciati da unità navali, dal costo di 6 milioni di dollari, contro i droni. Poiché gli Shahed costano circa 50.000 dollari, tale approccio risulta insostenibile data la disparità di costi e il fatto che vengano prodotti solo 850 missili Patriot all'anno.

In un caso documentato, sono stati utilizzati otto missili Patriot contro un singolo bersaglio, mentre l'Ucraina limita solitamente i lanci di Patriot a uno o due missili per ogni minaccia balistica. Per contro, l'Ucraina si affida sempre più a droni intercettori a basso costo (circa 2.000 dollari), prodotti su larga scala, per contrastare tali minacce in modo più economico.

Inoltre, i consulenti ucraini hanno evidenziato altre vulnerabilità della difesa aerea, come i sistemi radar fissi spesso lasciati nelle stesse posizioni per lunghi periodi senza un camuffamento adeguato, rivelandosi bersagli facili per gli iraniani. Un esempio significativo riguarda un radar THAAD colpito dopo essere rimasto stazionario per settimane, nonostante fosse chiaramente visibile dalle immagini satellitari.

Gli ucraini, d'altro canto, puntano sul riposizionamento costante, l'occultamento e la protezione attiva di assetti di alto valore come radar e lanciatori. Forte della propria esperienza bellica, l'Ucraina ha sviluppato un modello di difesa aerea stratificato e altamente adattivo che integra sistemi di fabbricazione sovietica e occidentale, guerra elettronica, assetti aerei, squadre di fuoco mobili e droni intercettori. Questo approccio privilegia la flessibilità, l'efficienza dei costi e la supervisione umana nei momenti critici.

Nel complesso, questi episodi dimostrano quanto l'esperienza ucraina sia fondamentale anche per paesi con risorse nettamente superiori. Queste lacune nella difesa dai droni possono essere colmate dagli specialisti ucraini, che ora difendono attivamente i paesi del Medio Oriente. Grazie alla tecnologia d'avanguardia e a una base industriale della difesa ad alta tecnologia, l'Ucraina sta diventando un attore di rilievo sulla scena mondiale, posizione che può sfruttare per ottenere maggiore sostegno


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